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Full text of "“L’importanza geostrategica dell’Egitto secondo un documento absburgico del XVI secolo”"

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CUADERNOS DEL BOSFORO 
VI 



Espana y el Oriente islàmico 
entre los siglos XV y XVI 

(Imperio Otomano, Persia y Asia centrai) 



Actas del congreso 
Università degli Studi di Napoli "l'Orientale" 
Ndpoles 30 de septiembre -2 de octubre de 2004 



Edición de 

Encarnación Sanchez Garda 
Pablo Martin Asuero 
Michele Bernardini 



EDITORIAL ISIS 
ESTAMBUL 



L'IMPORTANZA GEOSTRATEGICA DELL'EGITTO 
SECONDO UN DOCUMENTO ASBURGICO DEL XVI 

SECOLO 



NICOLA MELIS 

Università di Cagliari 



Negli anni successivi alla conquista ottomana l'Egitto perse il ruolo 
internazionale di primo piano ricoperto durante il sultanato mamelucco, 
divenendo un fronte secondario; da quel momento, gli eventi che 
caratterizzarono la storia del paese furono, in massima parte, di rilievo locale o 
regionale, soprattutto se paragonati alle vicende del centro dell'Impero. 
L'Egitto, non a caso, pur essendo la provincia ottomana più importante per 
gli introiti fiscali e alimentari, aveva una presenza militare nel territorio 
relativamente ridotta; nel XVI secolo in media circa diecimila uomini 
sull'intero suolo egiziano 1 . Le cause della marginalità politica e militare del 
paese sono molteplici; tra i fattori determinanti vi sono la grande distanza 
fisica che separava l'Egitto sia dalla capitale ottomana che dai fronti 
continentali, persiano e absburgico, e le dimensioni del territorio, tali da 
renderne difficile, se non impossibile, l'invasione da parte del nemico. 

I documenti ottomani dimostrano chiaramente che il servizio militare 
in Egitto era ritenuto dai soldati piuttosto sicuro e privo di pericoli 2 . Solo 
occasionalmente un piccolo contingente egiziano prendeva parte ai conflitti 
dell'Impero in Europa o in Persia. Sul piano strettamente militare il paese era 
la base strategica e logistica per la difesa del Mediterraneo orientale, a nord 
dell'Egitto, e per le operazioni dirette verso la regione del Mar Rosso, a sud. 
Pertanto, era il fronte yemenita a vantare una forte partecipazione militare 
dall'Egitto 3 . A questo fine, nel corso del XVI secolo il porto di Suez fu 



1 Nel 1573 in Egitto vi sono soltanto 500 azap, 1000 giannizzeri, 180 cavus, 1800 mùteferrika; 
cfr. MUhimme Defterleri (MD), Nu. 23, doc. 693. 

2 M. Winter, "Ottoman Egypt, 1525-1609", in M. W. Daly (ed. by), The Cambridge History of 
Egypt. Volume Two, Modem Egypt front 1517 to the end ofthe Twentieth Century, Cambridge 
University Press, Cambridge 1998, p. 14. 

^ Per esempio, si veda MD, Nu. 12, doc. 1105. 



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NICOLA M ELI S 



ingrandito e dotato di un importante arsenale, il cui comando fu assegnato dal 
1560 ad un ammiraglio indipendente da quello di Alessandria 1 . 

L'importanza dell'Egitto va considerata in un quadro complessivo di 
tipo economico, commerciale e, più in generale, geopolitico in cui hanno un 
ruolo chiave Alessandria a nord, in ambito mediterraneo, e Suez a sud, in 
direzione del porto di Gedda, dell'Oceano indiano e della costa orientale 
dell'Africa. Una analisi quantitativa dei documenti conservati nei Registri degli 
Affari Importanti {Muhimme Defterleri) permette di affermare che, oltre alla 
capitale, in linea di massima, i centri egiziani più frequentemente citati sono 
proprio Alessandria (Iskanderiyye) e Suez (Sùvey§) 2 . 

La sovranità degli Ottomani sull'Egitto nel 1517 consentì al sultano - 
per così dire — di ereditare dai Mamelucchi il compito di protettore di Mecca e 
Medina (khddim al-haramayn); il sultano si pose virtualmente di fronte 
all'intero mondo dell'Islam come la massima autorità politica islamica 3 . Egli 
divenne colui che esprime politicamente e ideologicamente la solidarietà 
islamica, alimentata anche dalla retorica del gihàd 4 . 

L'espansione verso l'Oceano Indiano e il controllo diretto della via delle 
spezie sono altri due fattori chiave che permettono di comprendere quale fosse 
il ruolo effettivo dell'Egitto nel disegno geopolitico complessivo degli 
Ottomani 5 . A partire dai successori di Siileyman, in particolare con Murat III 
(1574-95), il sovrano ottomano si fregia, tra gli altri, dei titoli di "Sultano e 
padi§ah del Mar Bianco, del Mar Nero e del Mar Rosso" (Sultan ve Padi§ah 
Ah Deniz ve Kara Deniz ve Derya-i Kulzumun Bahrì). Resta tuttora irrisolta e 
aperta al dibattito la questione sul significato del titolo di "Sultano del Mar 
Rosso"; non è chiaro, cioè, se indicasse l'esistenza di un progetto di egemonia 
sui mari meridionali. Si pensi, da un lato, alle posizioni di studiosi come 



'Abd al-Hamìd Hàmid Sulaymàn, Tàrikh al-muwànà' al-misriyya fi al-'asr al-'uthmàni, 
"Tàrìkh al-misriyyàn" 89, al-Hina al-Misriyya al-'àmma li 1-kitàb, al-Qàhira 1995, pp. 
249 ss.; L Bostan, Osmanli Bahriye Teskilàti: XVII. Yùzyilda Tersàne-i Amire, TTK, 
Ankara 1992, pp. 20-22; Colin H. Imber, "The Navy of Siileyman the Magnificent", in 
Archivium Otomanicum, 6 (1980), pp. 211-281. 

2 A mo' di esempio, si verifichino le ricorrenze nei Muhimme Defterleri (MD) pubblicati 
dall'Archivio di stato turco (Basbakanlik Devlet Arsivi). 

3 Tra i numerosi testi sul tema, si vedano N. R. Farooqi "Moghuls, Ottomans and pilgrims: 
Protecting the routes to Mecca in the sixteenth and seventeenth century", in International 
History Review, 10-2 (1988), pp. 198-220; S. Faroqhi, Pilgrims and Sultans. The Hajj under the 
Ottomans, I.B. Taurus, London - New York 1994; M. N. Pearson, Pious Passensers. The Hai] in 
Earlier Times, Hurst & Co., London 1989. 

4 C. Imber, "What does actually ghazi mean", in Q. Bahm-Harding - C. Imber (ed. by), The 
Balance ofTruth: Essays in Honour of Professor Geoffrey Lewis, Istanbul 2000, pp. 165-178. 

Per la storia del ruolo commerciale dell'Egitto preottomano e, in particolar modo, mamelucco, 
cfr. E. Ashtor, Storia economica e sociale del Vicino oriente nel medioevo, Einaudi, Torino 
1982, cap. 8. 



I.'IMI'UKIANZA GEOSTRÀi K(ì l<" A l>HLL M-Cill IO 2*5 



Palmyra Brummel 1 o Dina Ri/k Khoury*. accesi assertori del r impegno 
prt^mnimiLtitu ottomano sulle rune oceaniche, e T dUt'altn parte, le opinioni 
degli sceltici- 1 , come per esempla Sanjaj Subrahmanyam. il quale afeum anni 
or sono scrìveva: 

-tu nerume, the objcclivc ex intente crf a pcrasicni and mahW OUoman 
rhmn m wcslcm India, Thal nins ali Ebe «a> Wi 15 H lo tic dose uf the 
iiKiccniti ccntury canno* Ih shimn. On ihe cunirury. «li I h*vc ergucd 
•imAtt, Oltoman flmhtiÙHiK muy nave bem ai Ltair highest in Ihc lime of 
"»= - I' " ^ in ihc toadc fdlowìnji hi* dealh/. 

In breve, Subrahmanyam rita^n*.- chu- pur il eetmmercio delle specie non 
vi sia staUt una scria "minaccia" ottomana (il virgolettali» e de No studioso 
indiano). 

Sicuramente, nel l'ambilo dell'idea di supremi islamica a cui 
abbiamo appena fatto cenno, per tulio il corso eiel secolo fu fcmefìienle sentita 
r esigenza di altuajf la pw contro i Portoghesi che insidiavano il Mar lìosso 
{"o Espxito dt Mtta"), le coste dell'Africa imeniale e tolto l'arca islamica 
□alleano lixJijnn, 

Lo scarso successo mi li care ottennio sul versarne più propriamente 
oceanico, spanne gli Ocinutìmi li rat forzare le proprie posizioni sul Mar Rosso, 
attraverso la costruzione di una serie di Fortezze e di avamposti su determinali 
punti costieri delle due sponde, in particolare su Yemen e Abinlmu» dove 
Ti marnalo di /.:iyl;f. per combattere i eristiani di Preie Gianni, ritorse 
all'apporto dei mezzi militari messi a disposizione dagli Ottomani; anche se 
questi, in definitiva, si trovarono costretti ad impegnarsi maggiormente sul 
fronte zaydila del Yemen, fallo questo che impedì un coi n volgimento più 
intenso nelle questioni militari d Africa 5 . 

La responsabili là di contrapporsi al Portoghesi e di sviluppare le vie 
commerciali con l'Oceano Indiano era di fatto demandala dal sultano al 
beykrbeyiù fc^ ito, che «scava di realizzare questi obiettivi dalla sua base 



pp. I 21, 

2 D. Kizk KlK^nf>, -Mcnlmiib iind [fjdc m c.lj .mMkrr i™q\ in S. Faiohi (ed h}l Special 
foste* on Owurxm frode. New Ferspeclim <m Tbrksy, 5 -fi- ( 199 1 ?. pp. 5* Jtt, 

(' !H II "W.iki . Ihc Changing Filiera ot f mìi-|»l-"s Fepptr and ^r^^ Im^rfLi, ea_ S-^>' 
1 700^ in 7!to» JTHrtnnl ìj/ F-urnj* iin F.rot\t f mir- Ì(ijl&ry u 1-7 pp. JO^. 

4 S. Subrahnisiiyajii, "The Indine *£tfU *T UV *t*Wfn Indilli Ocmi l 1546-1565: A paltóni 
inBrrprciaiKnT. ki A. T. Ete Milai - L, F. F. R. Tbonuz (editto diffida por), A tornirà da 
india e tu ratns dfH etrrtrtvi. Ante* do Vili Stmi&àritì InKrnacioM de HisuSriii ftmiJjtudTia, 
AnjtfJ do Bcrofimo 1998, p„ 2 1 9, 

^ AppfofQMMnieBli, HDecndo uba prospettivi! nlEomuu, in t\ Orfionlu. Hjhcj hyalch, TI'K, 
Anluini 1974; A. tamburi, 4t N«iigt adi A bigini u in fwifi Mdw". in /fS^, lll<t«^ pp. 79-^ 



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NICOLA MELIS 



navale di Suez 1 . È facile comprendere, perciò, quale fosse importanza 
dell'autorità egiziana in questo quadro economico e strategico. Importanza 
immutata anche dopo la costituzione dei beylerbeylik in Yemen 2 , regione il 
cui controllo comportò sempre grandi disagi airautorità centrale 3 : buona parte 
delle truppe provenivano dall'Egitto; anche i soldati posti sotto il comando 
dell'ammiraglio di stanza a Mokha appartenevano alla base di Suez. 

Avversari degli Ottomani sul fronte meridionale, appunto di 
competenza egiziana, erano i Portoghesi, portatori di una ideologia 
economico-religiosa fondata sul principio della guerra santa sui mari e sulla 
leggenda di Prete Gianni {Preste Joam). La guerra santa aveva, tra i suoi fini 
principali, la distruzione delle due città della Mecca e di Medina; obiettivo 
questo direttamente speculare al ruolo ottomano di difensori dei haramayn, e la 
riconquista della Terra Santa. I portoghesi, inoltre, miravano a monopolizzare 
il commercio euro-asiatico, sostituendosi gradatamente, o perlomeno 
affiancandosi, ai veneziani sulla via delle spezie 4 . 

Le missioni affidate a Pero de Covilhà sul finire del XV secolo, 
dimostrano che la corona portoghese sapeva bene quanto fosse importante 
l'Egitto per la realizzazione della supremazia commerciale a Oriente 5 . 

Oltre al commercio internazionale, la rotta che univa Alessandria a 
Istanbul era divenuta essenziale anche per il commercio interno ottomano: 
prodotti locali e di provenienza orientale giungevano nella città egiziana e, di 
qui, portati fino alla capitale ottomana sul nuovo asse commerciale Aden- 
Alessandria-Istanbul 6 . L'Egitto così, nonostante la crisi alimentare della 
seconda metà del XVI secolo, continuava ad essere il granaio privilegiato 
dell'area vicino orientale. 

In questo quadro molto generale si inserisce, pertanto, il discorso 
legato alla realizzazione di una congiunzione tra il Mediterraneo orientale e 
il Mar Rosso. Nel XVI secolo, in età pre-ottomana, i primi a prendere in 



A mo' di esempio, cfr. Divan- Humàyùn Sicilteri Dizisi: IV. 12 Numarali Muhimme Defteri 
(978-979 1 1570-1572), [<tipkibasim> ve <Òzet - Transkripsiyon ve indeks>], T.C. Basbakanlik 
Devlet Ar§ivleri Genel Mudurlugii, Osmanli Arsivi Daire Baskanligi, Yayin Nu 33 Ankara 
1996, doc.n. 1105. 

J. R Blackburn, "Two Documents on the division of Ottoman Yemen in Two Beelerbegliks 
(973/1565)", in Turcica, 27 (1995), pp. 223-236. 

3 Idem, "The Ottoman Penetration of Yemen", in Archivium Ottomanicum, 6 (1980), pp. 55- 
100. 

4 La bibliografia sul tema è immensa; una sintesi in D. Couto, "No rasto de Hàdim Suleimào 
Pacha: alguns aspectos do comércio do Mar Vermelho nos anos de 1538-1540", in A. T. de 
Matos - L. F. R. Thomaz (a cura di), A Carreira da Ìndia..., op. cit, pp. 483-508. 

5 Conde de Ficalho, Viagens de Pero de Covilhà, IN-CM, Lisboa 1988 (ristampa dell'edizione 
del 1898); C. F. Beckingham, "The Travels of Pero da Covilhà and their Significance", in Actas 
do Congresso Internacional de Ustòria dos descobrimentos, Lisboa 1960, III (1960), pp.1-14. 

6 H. ìnalcik, An Economie and Social History ofthe Ottoman Empire. Volume One, 1300-1600, 
Cambridge University Press, Cambridge 1997, parte D. 



L'IMPORTANZA GEOS TR ATEGI C A DELL'EGITTO 



287 



considerazione un progetto simile furono i veneziani, come ampiamente 
documentato 1 . 

È noto anche un episodio relativo alla costruzione di un canale, che 
avrebbe dovuto congiungere il Nilo a Suez, per gli anni 1531-32, in 
concomitanza con la spedizione di Suleyman Pa§a contro i Portoghesi 
nell'Oceano indiano 2 . 

Diversi anni dopo, era il 1568, fu la genialità di un personaggio 
eclettico come Mehmet Sokollu a progettare, in maniera più concreta che in 
passato, la costruzione di un Canale di Suez, riprendendo una idea ormai nota 
in Europa e nell'Impero 3 . Su questo argomento, però, il Prof. Veinstein sta 
preparando un lavoro, basato su un documento ottomano 4 , che attendiamo con 
acceso interesse e non ci soffermiamo oltre. 

Si tratta dell'ennesima dimostrazione che, anche alla fine del XVI 
secolo, l'Egitto svolgeva una essenziale funzione geostrategica nell'assetto 
politico internazionale dell'area vicino-orientale, mediterranea e mondiale, 
nonostante la fase di declino spesso rilevata dagli storici 5 , soprattutto dopo la 
battaglia di Lepanto. 



Un documento sulla conquista dell'Egitto ottomano. 



Il desiderio di porre fine alla stasi mediterranea è l'argomento fondante 
del documento che qui presento, dal titolo alquanto esplicativo: Discorso al Ré 
Filippo II, mostrandoli il modo, e la facilità di conquistare l'Egitto, e 
l'Arabia, ora che il Turco si ritrova implicato nella Guerra d'Ungheria; si tratta 



Il 24 maggio 1504, con raccomandazione di non rendere nota l'idea, la Commissione dei 
Dieci si rivolse a Bernardino Giova, agente veneziano in partenza per il Cairo (in luogo di 
Francesco Teldi, ammalatosi), affermando: «Una cosa non volemo pretermetter, recordatane 
da molti come provision opportunissima a impedir et del tutto interromper la navigation de 
Portoghesi, videi izet che cum molta facilità e brevità da tempo se potria far una cava dal mar 
rosso che mettesse a drectura in questo mare de qua, come altre volte etiam fo rasonado de far 
...», cit. in R. Fulin, "Il canale di Suez e la Repubblica di Venezia", in Archivio Veneto, II 
(1871), p. 1970. 

* S. Ózbaran, "Osmanli ìmparatorlugu ve Hindistan Yolu", in Tarih DergisU 31 (1977), pp.66- 
146. 

Per esempio, cfr. E. Charrière, Négociations de la France dans le Levant, Paris 1860, voi. IV, 
pp. 527-542; F. Charles-Roux, "L'Isthme de Suez et les rivalités européennes au XVIe siècle, in 
Revue de Vhistoire des colonies frangaises, XVII (1924), pp. 170 ss. 

4 Si tratta, in particolare, di un documento del 1568, spesso citato dagli studiosi, il cui testo in 
fac simile e in traslitterazione è pubblicato in, Dìvan- HUmàyùn Sicilleri Dizisi: III. 1 Nwnarali 
Miihimme DefterU [<tipkibasim> ve <Òzet - Transkripsiyon ve indeks>], T.C. Ba§bakanlik 
Devlet Arsjvleri Genel Mùdùrlugu, Osmanli Argivi Daire Ba§kanligi, Yaym Nu 37 Ankara 
1997. 

5 La tesi che nella seconda metà del XVI il Mediterraneo e il Mar Rosso non avessero più 
alcun peso nel commercio internazionale è ormai ampiamente superata; un esempio di tesi di 
questo tipo in C. W. Hallberg, The Suez Canal. Its History and Diplomatic Importarne, Columbia 
University Press, New York 1931, p. 32. 



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NICOLA MELI S 



di un testo manoscritto, conservato nella Collezione Rerum Lusitanicarum — 
Symmicta Lusitanica 1 della Biblioteca da Ajuda di Lisbona e composto da 
venticinque fogli, per un totale di quarantanove pagine. L'autore della 
Relazione non è indicato, ma possiamo ipotizzare con una certa sicurezza che 
si tratti di uno dei fratelli Vecchietti, personaggi all'epoca piuttosto noti per le 
loro missioni segrete nel Vicino e Medio Oriente per conto di sovrani italiani 
(e del re di Spagna). 

Tale assunto è supportato da diversi elementi emersi dalla relazione 
stessa: l'anonimo dichiara di essere originario del regno di Napoli e di essere 
stato inviato più volte dal Papa in Egitto; inoltre, egli dimostra di avere una 
certa conoscenza delle vicende dell'area. In effetti, Giovanni Battista e 
Girolamo Vecchietti 2 sono nati a Cosenza, città appartenente al suddetto 
regno, rispettivamente nel 1552 e nel 1557; entrambi hanno svolto delle 
missioni segrete in Egitto tra il 1588 e il 1591 per tentare di avviare contatti 
con la minoranza copta, al fine di sollecitarne una sollevazione contro il 
governo ottomano; essi, inoltre, furono conosciuti per la loro attività di 
studio 3 . Di Giovan Battista è nota anche un'altra relazione del 1587, più volte 
pubblicata 4 , riguardante una missione svolta per conto del papa Gregorio 
XIII 5 al fine di realizzare una possibile alleanza anti-ottomana tra il sommo 



La Collezione fu acquistata a Roma dall'ambasciatore portoghese Sampaio per conto del re 
D. Joào V e, da lì, inviata a Lisbona. Si compone attualmente di oltre duecento volumi che, a 
dispetto del nome, non trattano soltanto questioni legate alla storia portoghese; per una 
descrizione della Collezione cfr. R. Ortigào, "Symmitica Lusitanica. Inèdito de Herculano", in 
Archivo Historico Portuguez, 1-2 (1903), pp. 369-370. 

2 Notizie biografiche sui due in R. Almagià, "Govanni Battista e Girolamo Vecchietti 
viaggiatori in Oriente", in Atti dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Rendiconti, n. XI-1/2, 
serie Vili, anno CCCLIII, pp. 313-350. 

Come ha rilevato in più occasioni Angelo Michele Piemontese, tra il XVI e il XVII secolo 
Roma è la capitale europea degli studi orientali, estesi anche ad altre lingue, come l'armena e la 
copta. È nella capitale pontificia, per esempio, che Giovanni Battista Vecchietti, conosciuto per 
la sua attività di studioso persianista, per la prima volta in Europa, reca codici testamentari 
giudeopersiani; sempre lui effettua lo studio del primo manoscritto persiano giunto a Roma 
(copia di Mas'ùd ibn Ibràhim, 1312), portatovi dal metropolita caldeo del Malabar nel 1568 e 
ora conservato presso la bibloteca Vaticana {Vat. pers. 4 fol. 78 recto orient09 AH.ll); nella 
Vaticana è conservato anche un documento in lingua copta (Vat. copt. 9 pp. 146-47 orientl4 
AH.72), portato dall'altro Vecchietti, Girolamo, che l'avrebbe acquistato nel 1594 per il 
direttore della stamperia dei Medici, Giovarmi Battista Raimondi, cfr. J. Leroy, Les Manuscrits 
coptes et coptes-arabes illustrés, Paul Geuthner, Paris 1974, pp. 148-53. Sono queste alcune 
testimonianze delta attività dei fratelli Vecchietti a cavallo dei secoli XVI e XVII. 

4 U. Tucci, "Una relazione di Giovan Battista Vecchietti sulla Persia e sul regno di Hormuz 
(1587)", in Oriente Moderno, XXXV-4 (1955), pp. 149-160; G. Berchet, La repubblica di 
Venezia e la Persia, Paravia, Torino 1865, documento 84, pp. 289-292; H. F. Brown, "A report 
on the condition of Persia in the year 1586", in The English Historìcal Review, VII (1892), pp. 
314-321. 

5 Per una maggiore precisione, va detto che è un'epoca di pontificati molto brevi (cinque in due 
anni): dopo i tredici anni trascorsi sotto Gregorio XIII, gli succede Sisto V nel 1585; questi 
muore il 27 agosto 1590 e poco dopo, era il 15 settembre, viene eletto Urbano VII, ma dopo 
alcuni giorni (27 settembre), anch'egli muore; gli succede, pertanto, (5 dicembre) Nicola 
Sfondrati con il nome di Gregorio XIV e, dopo alcuni mesi (29 ottobre 1591), Innocenzo IX, 
che, tuttavia, muore due mesi dopo (30 dicembre), creando la premesse per i lungo pontificato 
di Clemente Vili. 



L'IMPORTANZA GEOS TR ATEGI C A DELL'EGITTO 289 



pontefice e il sultano safavide 'Abbas 1 ; Girolamo, invece, fu autore di un 
manoscritto, in parte pubblicato 2 , dal titolo Della peregrinatione d'oriente. 
Lo stile di entrambi questi testi appare simile a quello del documento che qui 
presento. 

Recentemente mi è stata segnalata l'esistenza, presso la Bodleian 
Library di Oxford 3 ' di una relazione dal titolo molto simile, Relatione 
d'Egitto e del modo facile che haverebbe il Re di Spagna di acquistarlo con 
picciola armata hora che il Turcho e travagliato in Ungaria, anch'essa 
anonima e senza data (ma indicata come risalente alla fine del XVI secolo nel 
catalogo della Biblioteca); non avendo avuto modo di consultare tale 
documento, posso solo ipotizzare che si tratti dello stessa relazione o, 
perlomeno, di un suo compendio. 

Quanto alla datazione del nostro manoscritto, la possiamo 
approssimativamente individuare in un periodo compreso tra il 1593 e il 1598. 
Se infatti contestualizziamo il testo, vediamo che l'autore, residente in Egitto 
da qualche mese, fa riferimento ad una precedente missione commissionatagli 
da papa Clemente Vili e risalente a due anni prima; altri riferimenti 
inequivocabili, che traspaiono già dal titolo, sono i richiami al re cattolico 
Filippo II e alla cosiddetta "Lunga Guerra" tra Ottomani e Absburgo 4 . 

In primo luogo, il Papa Clemente Vili, al secolo Ippolito Aldobrandini 
(1536-1605), giunse al soglio pontificio il 30 gennaio 1592 5 ; in secondo 
luogo, la guerra d'Ungheria cominciò ufficialmente nell'anno 1593 e 
si concluse nel 1606 6 . Inoltre, durante questo arco di tempo morì Filippo II 



1 Pochi anni dopo, durante la guerra d'Ungheria (il 21 novembre 1593), sarà Clemente Vili ad 

inviare l'arciprete di San Girolamo degli Schiavoni in Roma, Alessandro de Cumulo, di fronte al 

sovrano safavide per ottenere un appoggio militare contro gli Ottomani, cfr. Arch. Segr. 

Vaticano, Nunziature diverse, 293, ce. 63-79. 
9 

In Almagià, op. cit. 
3 Collocazione: Ms. ital., c. 3, ff. 321-340. 

^ Molti autori retrodatano l'inizio della guerra al 1591, anno delle incursioni contro gli 
Absburgo sul confine bosniaco dell'impero; per esempio, cfr. F. Szakàli, "L'espansione turca in 
Europa centrale dagli inizi alla fine del XVI secolo", in G. Motta (a cura di), / Turchi, il 
Mediterraneo e l'Europa, Angeli, Milano 1998, p. 150; R. Murphey, Ottoman Warfare, 1500- 
1700, Rutgers University Press, New Brunswick - New Jersey 1999, p. 8. 

^ Clemente VIII è passato alla storia per diversi episodi di un certo rilievo. In primo luogo, 
promosse in maniera energica la riforma cattolica in diversi paesi d'Europa con successi alterni 
(Francia, Inghilterra, ecc.); inoltre, si propose più volte come intermediario tra fazioni in lotta 
(Francia, Spagna Ducato di Savoia, ecc.); ancora, pensò di poter occupare Costantinopoli 
(Kostantiniye - l'odierna Istanbul) sfruttando dei contatti con la controversa figura di Sinan 
Pa§a Cigala, convertito di origine genovese; infine, Aldobrandini è ricordato per aver firmato la 
definitiva condanna al rogo di Giordano Bruno (17 febbraio 1600). Si spense all'età di 
sessantanove anni il 3 marzo 1605. Cfr. The Catholic Encyclopedia, Appleton Company, N.Y. 
1908, Volume IV; L. Cardella, Memorie storiche de* cardinali della Santa Romana Chiesa, 
Stamperia Pagliarini, Roma 1793, VI, 1-2. 

^ C. Finkel, The Administration of Warfare: The Ottoman Campaigns in Hungary (1593-1606), 
VWGO, Wien 1988; G. David, P. Fodor (ed. by), Ottomans, Hungarians and Habsburgs in 
Central Europe. The Military Confines in the Era of Ottoman Conquest, E. J. Brill, Leiden 2000. 



290 



NICOLA M H L i S 



AhsburgOs destinatario del di schiso compiuto nei documento di eui andiamo a 
parlare; era il 13 settembre ]598'. 

Il 23 ottobre 1596^ inoltre, ci fu la grande vittoria degli Ottomani sugli 
imperiali ahsnurgici nella tanaglia di Jiac Q^asa (Me/o Keres/ies): il tono 
delio seri [lo fornisce rkfca di un esercito ottomano in crisi, per cui poliamo 
presupporre che la datazione del documento sia a meri ore a queil'cvenio 
vittorioso. 

^ell*ultima Fase del suo regno (sarebbe più corretto dire dei suoi regni) 
la politica "turca" di Filippo U fu assai prudente, poco propensa allo scontro 
aperto ton gli Ottomani, special mente &ul fronte mari ili mo medi terraneo, dove 
la formazione di grandi e costosissime flotte era ormai un ricordo, seppure non 
troppo lontano ne! tempo. Egli mostrava interesse, al massimo, a stroncare la 
guerra di corsa endemica che originava dalla eosta settentrionale deir Africa c 
dal T Adriatico, perpetuando così la tregua conclusa con gli Ottomani diversi 
anni prima 2 - per it resto, il sovrano spagnolo era troppo coinvolto nelle 
vicende politiche dell'epoca: i guai finanziari della corona diventavano sempre 
più assillanti, a causa della incapacità di pareggiare il bilancio, con le 
conseguenti quattro bancarotte 3 ; l'impegno, prima indifetto poi diretto, nelle 
fasxende politiche delia Francia; i problemi interni anche con ì parlamenti 
locali che cominciarono ad ingerì ri si nelle questioni di politica estera 
{specialmente dopo il disastro del ] ecc. 

Tuttavia, ] 'accesa rivalità mediterranea e continentale tra Empero 
Ottomano e Impero Abshurgico non poteva essere totalmente ignorata dal 
sovrano spagnolo, eg,N pure asburgico: ancor più perchè La guerra aveva 
finito per favorire peri cof osamente le buone relazioni degli Ottomani con i 
britannici 4 e gli olandesi 5 . 



L* bibliografìa sulla vila di Filippo 11 Amburgo é immcftHLi a limitiamo- qui a scanalare alcuni 
[cai più □ meno- imporianri; J. Cassou, d e <k Fhitippe fi, Paris 1919: H. BniudcS, Filippo I/, 
Compagnia EJiiionì InlernazianaJ i , Milano 1969 (ristamp. In idern t Scrini mila storia ii, lì 
S*£fcii!we, Milano £991, pp r 23 1-285). 

A- S, 5-kjliitcr, '"The KispanO"OucniiHn Armistice of ISSI", in, Charles E. Ektitvorth {ed. by). 
Irati and Isfum. ttt Mtmiyry <?/ the Late Vladimir btinorsky-, Edinburgh, s.d., pp. 491-515, 
y Avvennero negli anni 1557, 3560, 1575 c li 5%; in ciascuna di queate occasioni, il re fu 
crai retto a inveri ìtc il debito pubblica \ftjurt*,w obbligazioni sovcrnanhc a lungo [ermi ne. 
[/imeresse ttel debito pubblico- sali, m mi modo, da un milrtnv e «iccnlomila ducati dd t56tì ià 
uimiKiu milioni e SÈkirtiLirnjlu ducali del 159tì. 

4 A, S. Sldilitei. WMÙ* Htrinme <md the Traa* Turfry. 137^2. A Dvammmy &I»dy p/ 
ite Ffrst AngfcQttvmm Retatimi.*. I ^Jidon-Ofcford 1 977. 

5 A. H„ De GnWt. l'fte Gttamntt Etapìre th* Dutch RepuMìc. À ttislery otite Earlieu 
tetofkwOMO-MK Nederlands Hi^ris.n-Archeolo^h lE h Lciden-hianbiJ 1*7*. 



L'IMPORTANZA GEOSTR ATEGIC A DELL'EGITTO 



291 



I documenti occidentali attestano la presenza ad Istanbul, per tutti gli 
anni novanta, di agenti ed emissari spagnoli 1 : «è evidente che gli Spagnuoli, 
in quel momento, preferivano che il Turco continuasse a dormire» 2 . 

Nel 1596 Clemente Vili sollecitò una guerra marittima contro gli 
Ottomani che affiancasse la guerra continentale d'Ungheria; egli faceva appello 
al senso di solidarietà cristiana per coinvolgere persino l'Inghilterra anglicana. 
Il pontefice aveva ricollocato il "problema turco" in primo piano rispetto alla 
lotta contro gli eretici, con il forte sostegno del Granduca di Toscana, il 
cardinale Ferdinando de Medici, esponente di quel partito della guerra che 
riteneva la forza militare degli Ottomani in fase di ripiego. In numerose lettere 
e dispacci si legge di un Impero Ottomano che sarebbe facile preda di una forte 
coalizione europea; non è da escludere che coloro che sostenevano l'idea di un 
conflitto "contra turcos" adoperassero un tono volutamente teso a minimizzare 
le forze nemiche in campo. Così si esprimono tanto l'autore della nostra 
Relazione quanto, per esempio, il vicentino Filippo Pigafetta che così 
scriveva in data 24 ottobre 1595: 

«Or è il tempo, stante la carestia delle vittuaglie di tutti li paesi 
turcheschi e della polvere, ambedue le quali provisioni hanno a farsi 
dall'Egitto e essere portate a Costantinopoli con la flotta delle navi 
d'Alessandria, d'andarvi incontra e impedirle e torle sì come ha intenzione 
S. A. Ser.ma, nostro Signore; fermamente si può fare con le galee di S. A., 
di Malta, del Papa e del Reame di Napoli; e se questa diversione vien menata 
ad effetto, il Turco cade in necessità estrema e in assai peggiore stato del 
presente anno» 3 . 

Non è un caso che entrambi i personaggi citati 4 fossero al servizio 
dell'antiturco Ferdinando I, Granduca di Toscana. Secondo molti osservatori 
dell'epoca, i sovrani europei non avevano saputo trarre vantaggio dalle 
debolezze causate all'Impero Ottomano dalla lunga guerra contro i Safavidi. 
Debolezze dimostrate dai tumulti militari, di cui si aveva notizia in Europa, 
che funestarono la capitale ottomana dall'anno 1589 e, in generale, le rivolte 
rurali, note con il nome di sollevazioni dei celali 1 . Anche le province stavano 



F. Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II, Einaudi, Torino 1986, pp. 
1315-1326. 

2 Ibidem, p. 1322 (Braudel fa riferimento all'anno 1597, ma l'affermazione può essere 
considerata valida per tutto il decennio). 

^ "Lettera al Vinta, di Corona, 24 ottobre 1595" conservata all'Archivio di Stato di Firenze, 
filza 1231, ce. 46-47, riprodotta in F. Pigafetta, Consigliere del Principe, voi II. Lettere del 
periodo mediceo, ediz. a cura di Mario Pozzi, Biblioteca Civica Bertoliana, Vicenza 2004, p. 
127. 

^ Se prendiamo per buono che l'autore della Relazione sia uno dei fratelli Vecchietti. 
5 M. Akdag, Tùrk Halkinin Dirlik ve DUzenlik Kavgasi: Celali ìsyanlan, Cem, ìstanbul 1995; 
Ómer Lutfi Barkan 'The price revolution of the sixteenth century: a turning point in the 
economie history of the Near East", in International Journal of Middle Eastern Studies, 6 
(1975), pp. 3-28. 



292 



NICOLA MELI S 



conoscendo una fase di instabilità economica e politica, a cominciare 
dall'Egitto. 

Clemente Vili si impegnò anche per rinforzare la lega sul fronte 
continentale; attraverso la buona e capillare rete diplomatica della Santa Sede, 
egli invitò all'intervento militare in Ungheria diversi stati, tra cui i ducati 
italici di Savoia, Parma, Urbino, Mantova e Ferrara 1 , ma anche la Valacchia, i 
cosacchi, la Moldavia, la Russia, la Transilvania, entità politiche spesso 
tributarie dell'Impero Ottomano. 

Filippo II, da parte sua, si limitò a promettere al pontefice un sostegno 
finanziario, trovando troppo onerosa e impegnativa una partecipazione diretta 
con le forze di terra e (soprattutto) di mare; è in questa ottica che i Toscani e i 
Pontifici giunsero (vanamente) a Messina presso il grand'ammiraglio della 
flotta spagnola, Gian Andrea Dona; ma il Re di Spagna non aveva dato alcun 
ordine di adesione alla lega. 

Da parte ottomana, sul fronte continentale, gli eserciti dei sultani 
Murat III (22.12.1574-16.1. 1595) 2 e Mehmet III (27. 1.1595-21. 10. 1603) 3 si 
trovarono ad affrontare la colazione guidata dalle forze imperiali di Rodolfo II 
Absburgo in un conflitto che si dimostrò, da subito, estremamente 
frammentato. 

Nel corso di questo lungo confronto l'Egitto fu trascurato dal potere 
centrale; l'impegno militare non fu incrementato, nonostante in quegli anni si 
stessero verificando le prime rivolte interne. Come accadde al sultano, anche i 
vali dovettero affrontare le sollevazioni dei militari causate principalmente 
dalla svalutazione della loro paga, oltreché da motivi razziali ed etnici 4 . È un 
fenomeno che caratterizza l'economia mondo dell'epoca e che colpisce anche 
l'Egitto qualche anno prima della capitale ottomana: già nel 1589, all'epoca 
del governatorato di Uveys Paga, si verifica il primo terribile tumulto; a 
questo seguirono altre due terribili rivolte, una nel 1598, sotto §erif Mehmet 
§erif Mehmet Paga, e l'altra nel 1601, allorché Ibràhìm §erif Mehmet Pa§a 
"al-maqtul" fu ucciso dai rivoltosi 5 . Alle rivolte militari bisogna aggiungere il 
problema determinato dalle tribù arabe, da sempre riottose nei confronti 
dell'autorità ottomana. L'intellettuale ottomano Mustafa Ali scriveva nella 
sua descrizione del Cairo del 1599, non dissimilmente dall'autore del nostro 



Solo i Gonzaga e, come si è detto, i Medici accettarono di entrare nella lega anti-ottomana. 

2 Date corrispondenti al periodo 8.3.982-6.5.1003. 

3 Corrispondenti alle date della higra 16.5.1003-18.7.1012. 

4 Winter, "Ottoman Egypt...", op. cit., p. 17. 

5 'Abd al-Rahman 4 Abd al-Rahim, "Ibn Abu 1-Surur al-Bakrì al-Siddiqi: Kasf al-kurba fì raf 
al-tulba", in, al-Ma§alla al-Tàrìkhiyya al-Misriyya , 23 (1976), pp. 291-384. 



L'IMPORTANZA GEOS TR ATEGI C A DELL'EGITTO 293 



documento, che per contenere gli arabi e controllare il territorio egiziano 
sarebbe stata più che sufficiente una forza di diecimila uomini 1 . 

Negli anni novanta, dunque, vi furono numerosi tentativi, effettuati dai 
partiti della guerra nei diversi governi nazionali, per attivare un nuovo 
conflitto mediterraneo di vaste proporzioni; ma a causa delle gravi difficoltà 
congiunturali, in primo luogo di carattere economico e finanziario, i sovrani 
non diedero seguito alle pressioni. Il vincolo di bilancio sembra in questi anni 
il vero fattore che determina le scelte degli Imperi in conflitto. Per questo 
motivo appare come minimo velleitario il progetto di conquista dell'Egitto e 
del Vicino Oriente prospettato da Vecchietti; nonostante lo spiegamento di 
forze suggerito, consistente in ottanta galere e ventimila soldati, fosse di 
proporzioni modeste, soprattutto rispetto alle operazioni del passato. 

Filippo Absburgo, divenuto nel 1580 anche re di Portogallo e, in 
quanto tale, sovrano dell'Impero delle spezie, mostrò uno scarso interesse per 
tutto quanto esulasse dalle principali questioni europee, come evidenziato dal 
fatto che gli olandesi e gli inglesi riuscirono ad avere un ruolo sempre 
maggiore nell'area, senza che si attuasse una seria resistenza da parte degli 
spagnoli e dei portoghesi. Il Mar Rosso, tuttavia, mantenne un ruolo chiave 
nella geopolitica ottomana per tutta quella serie di ragioni che abbiamo 
ampiamente spiegato, a cominciare dal fatto che fosse il mare dei Haramayn 2 . 

Questo è lo scenario internazionale, regionale e locale che fa da sfondo 
alla Relazione di Vecchietti. 

Nelle pagine seguenti propongo la trascrizione del testo, supportata da 
numerose note. 



COLLOCAZIONE: Biblioteca da Ajuda, Cod. 46-X-10, fls. 394-418 
Discorso al Ré Filippo II, mostrandoli il modo, e la facilità di 

conquistare V Egitto, e V Arabia, ora che il Turco si trova implicato nella 

Guerra d'Ungaria 

[fi. 394] Discorso / Al Rè Filippo 2° / di Spagna mostrandoli il modo, 
/ e facilità d'acquistare l'Egitto, / e l'Arabia, ora che il / Turco si trova impli- 
/ cato nella Guerra / d'Ungaria. / 



A. Tietze (ed. and transl. by), Mustafa Ali's Description of Cairo of 1599, Ósterreichische 
Akademie der Wissenschaften, Vienna 1957. 

S. Faroqhi, "Trade controis, provisioning policies, and donations: the Egypt-Hijaz connection 
during the second naif of the sixteenth century", in H. Inalcik - C. Kafadar, (ed. by), Suleymàn 
the Second and his Time, The Isis Press, Istanbul 1993, pp. 131-144. 



294 



NICOLA M ELI S 



Dico io l'anno passato mandato dalla / Santità di Nostro Signore Papa 
Cle- / mente Ottavo in Egitto per servitio / della Religione. Due anni fa vi ero 
/ stato un altra volta, et ora dimora- / voci per alcuni mesi, e considerando / 
meglio, se più là dentro lo stato delle / cose presenti mi è venuto in pensiero / 
di fare una breve relazione alla Mtà. [fi. 394v] Vostra, nella quale dandole con-/ 
to della cosa di quel Regno 1 venga ap-/ presso a metterle innanzi agl'oc-/chi 
come presto, e con quanta faci-/ lità, e pochissima spesa potrebbe / ella farsene 
signore, e quindi aprir- / si la strada a cose maggiori, e de- / gne della 
grandezza Sua, e sia ques-/ ta mia picciola fatica qualche / parte di segnale 
esterno di quella servitù, e divotione, che io le devo / naturalmente, per esser 
nato e / cresciuto suo suddito in Italia, sotto / il felice Dominio del suo Regno 
di / Napoli 2 . 

<Bisogna> adunque da Le-/ vante da Gazza 3 , e si distende per Ponente 
dalla banda che lo bagna / [il mare] / [fi. 395] il mare fino ad Alessandria per 
lo spazio di 250 miglia italiane 4 , et è / questa parte, che guarda diritto al / 
settentrione quasi una base di tut-/ to quel Regno, il quale facendo una / forma 
poco meno piramidale, / se ne và per lo spatio di ottocento / miglia fino a i 
deserti della terra / di neri che si chiamano Nubi 5 e tut- / ti i lati, che lo 
terminano, e dall'una, / e dall'altra banda non sono altro / che deserti di quà 
della <Marma rua> 6 e di là i diserti di Gazza, e di Arabia / e quei luoghi 
disabitati, che sono lun- / go la costa del Mar Rosso. / 



Il "Regno" è una Provincia (beylerbeylik o, dal 1591, eyàlet) dell'Impero Ottomano; 
all'epoca le provincie dell'Impero erano trentadue, cfr. H. inalcik, The Ottoman Empire. The 
Classica! Age, 1300-1600, Phoenix, London 1994, p. 106. 

2 La sovranità del Regno di Napoli (e di Sicilia) è acquisita dagli Absburgo di Spagna fin 
dall'anno 1516, con l'ascesa al trono di Spagna di Carlo V Imperatore (Carlo I di Spagna), e 
termina nel 1700 con re Carlo II Absburgo; da allora prevale il ramo dei Borbone, cfr. B. 
Croce, Storia del Regno dì Napoli, Laterza, Bari-Roma 1980 (rist. del 1925). 

Centro urbano della Palestina meridionale di circa duemila famiglie, situato a 4 chilometri dal 
mare in un punto strategico, sulla via che conduce in Siria e nelle vie carovaniere dell'Arabia; 
approfondimenti in F. M. Abel, Géographie de la Palestine, voi. II, Librairie Lecoffre, Paris 
1938, pp. 327-328. 

4 II miglio italiano è una unità di lunghezza che varia di valore da regione a regione per 
risultare, infine, corrispondente a 1,850 Km, cfr. A. Martini, Manuale di metrologia ossia 
misure, pesi e monete in uso attualmente e anticamente presso tutti ipopoli, E.C.A., Roma 1976 
(rist. anastatica dell'edizione originale, Torino 1883); per un discorso più direttamente connesso 
all'Impero Ottomano si veda H. ìnalcik, "Introduction to Ottoman metrology", in Tur cica, XV 
(1982), pp. 311-348. 

I geografi islamici classici scrivono che il Nilo divide la Nubia in due parti: una in cui vivono i 
Nubi detti Muqurra; l'altra, popolata dai Nubi 'Aiwa. In termini generali, per una descrizione 
e dei luoghi e una verifica dei toponimi si veda 'Ali Pa§a Mubàrak, khitat al-tawfiqiyya al- 
§adlda, Bulàq 1886-89; J. Maspero - G. Wiet, Matériaux pour servir à la géographie de 
VÉgypte, MIFAO, XXXVI, Première sèrie, IFAO, Le Caire 1914-1919, 2 voi. 
^ Non è chiaro a quale località si faccia riferimento; potrebbe trattarsi di quella laguna che si 
estende dietro il litorale marittimo all'altezza di Alessandria che fin dall'epoca classica araba è 
denominata Buhayrat Maryùt, dove sfocia anche un ramo del braccio orientale del Nilo; 
potrebbe trattarsi, tuttavia, della provincia di Manfalùt. 



L'IMPORTANZA GEOSTRATEGIC A DELL'EGITTO 295 



Appartiensi ancora al Go-/ verno di questo Regno un brevissimo 
ristretto che è dove il detto / [fi. 395v] Mare, poco disotto al Monte Sinai, / 
che si chiama il Toro 1 , il qual porto nel- / la riviera di quel mare non serve / 
per altro, che per sicurtà, e ri<c>atto / de vascelli delle carovane, che van- / no 
e vengano dalla Meca 2 . / Fù l'Egitto ne primi tempi / sotto i Faraoni, poi 
soggiocato da Ales- / Sandro, ne venne di subito in mano de Ptolomei, quindi 
de Augusto ridotto / in Provincia, restò sotto l'imperio / de romani, al tempo 
poi di Heraclio 3 / assaltato dagli Arabi, fu da essi ha- / bitata, e signoreggiato 
sotto i Califà. / I Sultani poi, et i Circassi 4 ne ebbero / il Dominio, et 
ultimamente nel 1517 / i Turchi se ne fecero Signori 5 . / 

Di questi sei stati di Governo / [durò] / [fi. 396] durò il primo intorno à 
ìm anni, / il secondo 2fìfj 6 , il terzo 6JÌQ 7 , il quarto 4QQ 8 , il sesto dura anco- / 
ra da presso ottant'anni in qua; / che altra mutazione là da farse sallo / Iddio, e 
come che sempre nella mu- / tazione del Dominio là perduto da / uno, ad un 
altro, è ora venuto à tale / che a peggio non può essere, e non si / aspetta, che 
mutazione da estremo. / Nella settima è la perfez- / zione, et il riposo, e forse 
che il Signo- / re Iddio mirato l'afflitzione del Po- / polo suo, come ora si è 
compiaciuto di / ridurlo alla verità della Chiesa Cat- / tolica; Onde per molte 
centinaia / d'anni era da prima stato segregato, / si compiacerà anco al tempo 



località l J f ° d J al " T "/ SI tr °, V ? no Sul S° lfo di Suez a circa ottanta chilometri dalla 
, Muhammad, a sudovest del Monte di Mosè nella Penisola del Sinai. È un porto 
importante perche vi e abbondanza di acqua e si situa sull'unico punto della Penisola in cui non 
vi e barriera .corallina e, pertanto, è possibile svolgere le manovre navali, cfr. Maspero - Wiet 
op. cit., p. 112. h una località assai citata nelle fonti europee, in particolare in quelle portoghesi 
torse per i suoi stretti contatti con il monastero di Santa Caterina, cfr. per esempio D. Barbosa 
mootw ?Z a Z e J ,t } rhoS r a ' int , rodu « ao e notes de N. Aguas, Europa-América, Sintra, s.d. 
,17 - P ' 7?- a f ion '^ s observations de plusieurs singularites et choses memorables 

pìZTt* ? J 6 Z' £ Arab J e et autres PW estr ^ges redigees en trois livres par 

rierre Beton duMans, Paris 1553, pp. 289-291. 

MD Nu. 69, doc. 34, p. 65 (anno 1591-92 / 1000). 
s Regnò nel periodo 610-41 d.C. 

Riferimento generico a tutta l'epoca del sultanato mamelucco (1250-1517) o forse più 
precisamente, alla seconda parte di questo stesso sultanato; tradizionalmente l'epoca dei 
Mamelucchi circassi si fa cominciare dal mese di novembre 1382 (ramadàn 784) In occasione 
dell usurpazione compiuta da al-Zàhir Barquq, cfr. in C. F. Petry (ed. by), The Cambridge 
History of Egypt. Volume I: hlamic Egypt, 640-1517, C.U.P., Cambridge 1998. 

Esattamente il 23 gennaio 1517 (29 dhu 1-higga 922) l'esercito ottomano guidato dal 
sultano Selim sconfigge le ultime forze mamelucche nella battaglia di al-Raydàniyya. 
° L'Egitto tolemaico dura dal 332 al 30 a.C. 

hi£nL t ^o P /°J^ b !l Ì ^^ A - rife . rimento al periodo romano (30 a.C.-395 d.C.) e al periodo 
mzantino (3V5-642 d.C), complessivamente seicentosettantadue anni. 

Il periodo, definito dal nostro autore califfale, va grosso modo compreso tra il 12 dicembre 
639 (10 dhù 1-higga 18), data in cui 'Amr ibn al-'Às fa il suo ingresso nel territorio 
egiziano, e il luglio 969 (Sa'bàn 358), periodo dell'arrivo sul delta del Nilo del generale 
latimide Gawhar. Oppure, se consideriamo il califfato fatimide, questo periodo si conclude 
in data 10 settembte 1171 (7 muharram 567), in occasione della deposizione dell'ultimo 
califfo fatimide al-'Adid ad opera del celbre Salàh ai-Din ibn Yusuf Ayyàb. In nesssuno dei 
due casi si tratta di quattrocento anni. 



296 



NICOLA MELI S 



Invit- / [fi. 396v] tissimo Rè di liberarlo da si grave / servitù, e 
sottrarla dà si iniqua tiran- / nide. / 

È abitato l'Egitto da due / generazioni di gente da Mahometta- / ni, e da 
Cristiani distinti di Religio- / ne 1 , mà simili in tutto, e conformi di / costumi 
e di vita, perche essendo sta- / to questo Regno da Mille anni in qua, / sempre 
signoreggiato da Infedeli, po- / chissimi Cristiani ci sono restati, e / per molta 
età questi anche da padre / à figliolo assuefati per continuo uso / di vivere à 
loro modo, sono quasi in tut- / to à loro divenuti simili, e per nome / 
solamente, e non per altro differiscono. / 

Principale Città, di tutto 1' / Egitto è il Cairo lontano dal Mare in- / 
[torno] / [f. 397] torno à cento Miglia; di grandezza ve- / ramente, e di 
numero, di habitationi / molto celebre, mà di gran lunga, non / di tanto, 
quanto si dice, può girare se / si considera tutta in un Corpo di pres- / so à 20 
miglia, e molto più spatio ab- / braciarebbe, se non che sono le strade / 
strettissime, le quali per riparo del / Sole così fatta dagl'abitanti, restano 
commode alle genti, che vi dimorano, / e puossi dire, che contenga dentro à / 
se un Milione, e mezzo di anime, che ap- / pena in tutto il resto dell'Egitto ne 
ri- / mangheno forze altretante. / 

Dal Cairo in su non è l'È- / gitto habitato, che nelle Riviere del Nilo, / 
è per spatio poco lontano dal detto Fiu- / me, perche il resto è tutto sabione 
in- / [f. 397v] fecondo, e non vi si trova acqua dolce / dal Cairo in giù, 
dividendosi il Nilo in / più rami 2 , et allargandosi con le sue / acque, e 
fecondando il terreno, dà / quasi facoltà di essere abitato per / tutte le parti 
sue./ 

Tiene il Sig/ Turco nel go- / verno dell'Egitto un Bascià 3 , il quale / 
risiede nel Cairo, il qual Bascià hà / piena, e libera potestà in tutto il Re- / 
gno di far ciò che gli aggrada, così nel / governo civile, come nelle cose della / 



1 Chiaro riferimento alla comunità copta (approfondimenti in M. Winter, Egyptian Society 
under Ottoman Rule, 1517-1798, Routledge, London-New York 1992), sufficientemente 
conosciuta dai fratelli Vecchietti in occasione di precedenti viaggi m Egitto, commissionati dai 
pontefici che precedettero Clemente Vili (vedi nota 27); il tono velatamente negativo la 
supporre che il tentativo di approccio verso questi cristiani d'Egitto non fosse stato 
particolarmente positivo. 

* Il più importante al Cairo è il halig al-nàsiri; la manutenzione e la funzionalità di tutti i canali 
del Cairo erano competenza del zalm al-Misr, funzionario municipale nominato daìVaga dei 
Giannizzeri con compiti di pubblica sicurezza. 

3 Si tratta, con tutta probabilità, di khàdim Hafìz Muhammad Basa (turco, Hadim Hafiz 
Mehmet Pa§a), al governo d'Egitto tra il 1591 e il 1595; meno probabilmente si tratta di 
Sarif Muhammad Basa (turco, §erif Mehmet Pasa), che fu governatore d'Egitto, nel periodo 
1596-98. 



NICOLA MELIS 



297 



guerra 1 , e non è in cosa alcuna, oh& I gli possa contradire 2 , ò opporre, e / dicesi 
che appresso al Beglierbei della / Grecia 3 , questo è il meglior governo che / sia 
sotto il suo Imperio, così per l'au- / torità per essere in luogo molto rimoto / 
[da lui] / [f. 398] da lui, come per l'utile, che se ne ca- / va per essere il Paese 
viechissimo per / le molte cose che produce, e per l'in- / finite mercantie, che 
vi concorrono / da molte, e diverse parti del Mondo. / 

Di sotto à lui dimora anco / nel Cairo un Cadì grande 4 , che noi dicia- / 
mo Giudice, il quale dietro al Bascià, / và innanzi à tutti gl'altri, è di auto- / 
rità, e di riputatione; e presente à / lui il Bascià, e col suo consiglio 5 minis- / 
tra giustitia pubblicamente due voi- / te la settimana, e sotto le sentenze / di 
questa inviolabilmente osservate / et à questo ricorrono quelli, à cui non / pare 
di avere ricevuta intiera gius- / titia da gl'altri Giudici, mentre con / ciò sia che 
nella medesima Città risiedono / [f. 398v] altri 4Q Cadì minori 6 , che divisi per 
/ contrade fanno ragione al Popolo, e / nel resto dell'Egitto poi, ad ogni Città 
/ risiede un Cadì particolare ad ammi- / nistrare giustitia 7 , et alla sua Città / et 



Effettivamente nell'amministrazione ottomana vi è una confusione tra livello politico- 
amministrativo e quello militare, come evidenziato dalla cumulazione dei titoli attribuiti al 
governatore dell'Egitto; egli è beglerbegi (o beylerbeyi; letteralmente, "comandante dei 
comandanti"; cfr. A. Gallotta, "Il Beglerbeg nel Regno Selgiuchide di Rum", in C. Sarnelli 
Cerqua [a cura di], Studi arabo-islamici in onore di Roberto Rubinacci nel suo settantesimo 
compleanno, Arte tipografica, Napoli 1988, pp. 297-308) che è, in origine, una carica 
prettamente militare (comandante in capo dell'esercito) e assume poi il significato di 
governatore di provincia (beylerbeylik). I termini che, tuttavia, qualificano meglio il ruolo di 
amministratore politico sono wàlì (turco, vali). A questi titoli si aggiungano quelli di pata, 
sempre ricollegato al ruolo militare, e i calchi persiano e arabo di beylerbeyi, 
rispettivamente amir al-umarà' e mirmìràn. 

^ Il governo provinciale dell'Impero Ottomano si fondava su un preciso equilibrio dei poteri; a 
fare da contrappeso al potere del beylerbeyi vi era l'autonomia della massima autorità giuridica 
(qàdì 'askar), della massima autorità finanziaria (il defterdar, sorta di ministro delle finanze) e 
del comandante del corpo di giannizzeri provenienti da Istanbul; tutte queste cariche sono 
formalmente subordinate direttamente all'autorità stanbuliota, 

Probabile riferimento alla provincia storica di Rumelia (Rumeli Eyàleti) oppure, ma poco 
verosimilmente, alla provincia dell'Arcipelago (Cezà'ir bahr-i sefìd), con capoluogo 
Gelibolu, istituita nel 1533 appositamente per Hayrettin Barbaros e resa permanente dal Sultano 
Selim II; per riferimenti cfr. 7 Numarah MUhimme Defteri, op. cit., docc. 383, 386-387, 1088. 
^ È il qàdi al-qudà' , o qàdì 'askar d'Egitto, massima autorità giudiziaria del paese, inviato da 
Istanbul per un termine di due anni su nomina diretta del qàdi 'askar d'Anatolia (Anadolu 
kadiasker), seconda autorità giudiziaria di tutto l'Impero ottomano. Il qàdi 'askar d'Egitto è 
membro permanente del dìwàn al-alì, il supremo organo esecutivo egiziano, cfr. I. El- 
Mouelhy, Etude documentane. Organisation et fonctionnement des Institutions ottomanes en 
Egypte (1517-1917), TTK, Ankara 1989, p. 9; S. J. Shaw, The Financial and Administrative 
Organization and Development ofOttoman Egypt, 1517-1798, Princeton - N. J. 1962, pp. 58-61. 
^ Il Consiglio superiore, biiyuk divan, è denominato nelle fonti diwàn al-alì o dìwàn mahrusa o, 
semplicemente, diwàn al-Misr; ne fanno parte tra gli altri, il vali, il defterdar, il 
kadiasker, gli aga dei sette ocak e l' amir al-hagg, cfr. El-Mouelhy, op. cit., pp. 8-9. 
^ Il qàdi 'askar svolgeva anche la funzione di qàdì del Cairo (divisa in dieci distretti giudiziari, 
presieduti da degli assistenti giudiziari, nà'ib), di Bulàq e del Cairo vecchia. 

Le competenze dei qàdì oltrepassavano ampiamente l'ambito concepito tradizionalmente da 
una corte di giustizia europea, abbracciando le questioni di diritto civile e penale, ma anche 
quelle amministrative, urbani e rurali, religiose e di costume. 



298 



NICOLA MELIS 



alle ville del suo territorio 1 , perche / ora nell'Egitto quel luogo vi hà / Città, 
nel qual risiede il Cadì; e tut- / ti questi Cadì dal maggiore, al mino- / re 
vengono spediti da Costantinopoli 2 / dal Rè, per l'ordinario da due, in / tre 
anni si vanno sempre mutando, et il Governo del Bascià, benché come / tutti 
gl'altri ufficij si spedisca senza / tempo determinato, si vede nondimeno / per 
lo più dura da sei, in sei anni, / e questo è il modo del governo civi- / le 3 ./ [Il] 
/ [f. 399] Il governo delle cose della / guerra è questo, che come si è detto il / 
Bascià è quello che hà il carico di tutto, / e l'assoluta potestà d'ogni cosa 
<come> / appresso à lui sempre nel Cairo 24 / sangiacchi 4 , che noi diciamo 
Capitarne, / e ciascuno di questi hà sotto di se sempre / pronti, e spediti 
fuori frà terra ad ogni / occorrente bisogno chi 40; e chi 50 Ca-/ valli, et in 



Nel 1580 l'Egitto è diviso in trentotto distretti (nàhiyya), in ciascuno dei quali vi è un tribunale 
(mahkama), presieduto da un qàdi (normalmente turco, nominato dall' Anadolu kadiasker) e da 
un naib (in genere, autoctono); i qàdi sono collocati su sei livelli amministrativi, cfr. El- 
Mouelhy, op. cit, pp. 91-92; Shaw, Financial and Administrative Organization, op. cit., p. 60. 

In realtà, i nà'ib erano in prevalenza arabi, nominati tra gli 'ulama, formalmente dal wàlì 
su richiesta del qadi 'askar d'Egitto e, successivamente, la loro nomina era convalidata dal 
sultano, come atto dovuto. 

A questo proposito Vecchietti non fornisce una informazione esatta, in quanto di principio il 
governatore d Egitto era nominato su base annuale, salvo ottenere la riconferma dell'incarico 
generalmente Per non più di altri due o tre anni. In precedenza vi furono delle importanti 
eccezioni con Hadim Suleyman Pasa, che governò l'Egitto quasi ininterrottamente nel periodo 
1525-38, e con Da'ud Paga, che fu governatore dal 1538 al 1549. 

In questa definizione si rileva una certa confusione da parte di Vecchietti in quanto, nel caso 
egiziano, la terminologia amministrativa presenta delle sostanziali differenze rispetto a quella 
adottata nel resto dell'Impero. Sancak letteralmente significa 'grande stendardo' 
vessillo, insegna regale' e, pertanto, diventa un simbolo politico. Simbolo che generalmente 
identifica il territorio su cui si esercita il potere locale del bey delegato dal sovrano ad 
esercitarlo; e una istituzione politico-amministrativa fondata sul regime del timar sistema 
fiscale e amministrativo basato sulla concessione ad un cavaliere di esigere i tributi in cambio di 
prestazioni militari. Tuttavia l'Egitto non fu sottoposto a tale regime, ma al sistema sàliyàne, 
basato su una quota fiscale forfettaria da inviare ad Istanbul. Per ciò stesso, il termine sancak 
beyi (omirliva), generalmente adottato nelle province balcaniche e anatoliche sottoposte al 
regime del timar per indicare il responsabile del distretto provinciale (sancak), non assume in 
bgitto il carattere di incarico politico formale, ma di titolo onorifico essenzialmente militare- le 
Provincie invece, sono dette kasjflik. Nel 1596 i bey sono quarantadue e possono svolgere 
lunzioni diverse, non necessariamente legate all'amministrazione di una provincia Quei 
funzionari, bey o loro sottoposti, che ricoprono l'incarico di governatore locale sono 
denominati, invece, hàkim, per le Provincie più importanti (Garbiyya, Manùfiyya e Sarqiyya) 
e kasif o emin, per quelle minori, cfr. M. Winter, "Ottoman Egypt, 1525-1609", in (ed. by) 
foQ« ffn u ge «m? °f E ®Pt. Volume II; Modem Egypt front 1517, C.U.P., Cambridge 
1998, S. Ozbaran, Notes on the Salyane system in the Ottoman Empire as organised in Arabia 
in the sixteenth century , in The Journal of Ottoman Studies, VI (1986), pp. 39-45 (rist. in idem 
Ine Ottoman Response to European Expansion. Studies on Ottoman-Portuguese Relations in the' 

ri,n ZI ^T™ n » d ^t St ! at T ìn tke Amb Lands Durin S ^e Sixteenth Century, Isis, 
Istanbul 1994, PP- 33-38); P. M. Holt, Egypt and theb Fertile Crescent, 1516-1922. A Poi tica 
History CorneH Univ. Press, Ithaca-New York 1966, pp. 71-73; S. J. Shaw, Financial and 
Administrative Organization, op. cit., pp. 60-63. 



L'IMPORTANZA GEOSTR ATEGIC A DELL'EGITTO 



299 



Alessandria 1 risiede un San- / giacco 2 , et un altro ancora in Damiata 3 / per li 
bisogni delle cose di mare, e per / difesa de luoghi di quelle spiagge, et / un 
altro ne stà al Sues Porto 4 , nella / più interna parte del Mar Rosso, hà / di 
molta picciola importanza. / 

Fassi conto che in tutto l'È- / gitto compresici anco i soldati delle for- 
/ [f. 399v] tezze siano 2500 Giannizzari 5 , e mil-/ le Azapi 6 , e questi a piedi 
armati di / spada, e d'Archibusi 2000 Spai 7 500 Chia- / cassi 8 , e 500 
mutafaraga 9 , che sono gen- / ti da cavallo, che appena arrivono in / tutto à 
6500. / 



1 La celeberrima Alessandria d'Egitto, uno dei principali centri commerciali del Mediterraneo 
orientale ottomano (e preottomano), è ubicata a nord-ovest del delta del Nilo, 30° e ll'N.e 29° 
51' E., approfondimenti in 'Ali Pa§a Mubàrak, op. cit., cap. VII; vedi anche J. C. Tayfel, // 
viaggio del Molto illustre signor Giovanni Christophoro Taifel, Barone in Gunderstorff Austriaco, 
fatta di Costantinopoli verso Levante, Vienna 1598, pp. 10-12; H. Castella, Le sainct voyage de 
Hiérusalem et du Mont Sianifaict en Van du grand jubilé 1600, Paris 1612, pp. 650-650. 

2 Le città portuali d'Egitto godevano di uno statuto speciale in quanto eccezionalmente 
sottoposte al sistema del timar (pertanto, dei sancak beyi propriamente detti); si trattava di 
distretti provinciali della Provincia dell'Arcipelago, governata dal grandammiraglio della flotta 
ottomana (kapudan pa§a). Il governo di queste città, tra cui Alessandria, era assegnato a dei 
kapudan nominati da Istanbul per il sostegno della flotta locale e di quella imperiale; nel periodo 
che qui ci interessa era responsabile di Alessandria il bey Mehmet. 

3 Dimyàt, città portuale sottoposta al regime del timar (v. nota precedente), è situata sul braccio 
orientale del Nilo, nei pressi del suo sbocco; nel Medioevo europeo è nota per essere stata più 
volte teatro di episodi delle crociate (nel 565/1169; nel 615-18/1218-21; nel 647/1249). Nel 
1596 (1004) era sancak beyi di Damietta il kapudan Hasan, cfr. 'Ali Pata Mubàrak, op. cit., pp. 
36-57; cfr. Maspero - Wiet, op. cit., pp. 92-92; C. de Pinon, Voyage en Orient, publié avec des 
notes historiques et géographiques par E. Blochet, Paris 1920, pp. 230-240; Evhya Qelebi, 
Seyatnamesi. Misir, Sudan, Habe§ (1672-80), Devlet Matbaasi, Istanbul 1938, pp. Cap. LXVII. 

4 Nel distretto provinciale di Suez (descrizione in J. De Castro, "Roteiro em que contem a 
viagem que fizeram os Portugueses no ano 1541, partendo da nobre cidade de Goa ate Soez...", 
in idem, Obros completos de D. Joao de Castro, IV, Coimbra 1968, p. 155; Belon, op. cit., 295; 
Evliya Qelebi, op. cit., p. ) il bey al governo locale in questo periodo era il kapudan Hizir. 

5 II corpo di fanteria dei giannizzeri (nelle fonti yeni gerì o mustahfizan) costituiva la 
componente principale dell'esercito egiziano ed era incaricato della sicurezza del paese e 
della capitale, Cittadella compresa; le forze militari di stanza in Egitto consistevano di sette 
reggimenti (ocak): oltre ai citati yeni ceri, vi erano gli azap, i muteferrika (fanteria e 
cavalleria); i gavus (fanteria e cavalleria); i sipahi (cavalleria); i gònullu (volontari a cavallo) e 
i tufenkgi ("archibugieri" a cavallo), cfr. Shaw, Financial and Administrative Organization, op. 
cit.,pp. 189-191. 

6 Gli azap, anche essi fanti, sono un ocak addetto a mansioni simili a quelle svolte dei 
giannizzeri, ma ad un livello subordinato a questi; svolgono anche l'importante funzione di 
sorvegliare le vie fluviali che conducono ai porti di Alessandria, Damietta e Suez, cfr. El- 
Mouelhy, op. cit., pp. 69-70; Shaw, Financial and Administrative Organization, op. cit., pp. 191- 
192. 

7 Vocak dei sipahi era un corpo regolare di cavalleria, presente in Egitto fin dalla conquista di 
Selim. 

8 Vocak dei Circassi (£erekise) era un corpo composto essenzialmente da mamelucchi 
circassi, nonostante che la presenza di Circassi sia attestata anche negli altri ocak, cfr. Winter, 
Ottoman Egypt, op. cit., pp. 11-13. 

9 I muteferrika costituiscono un ocak con funzioni di guardia speciale del vali; essi erano 
concepiti come forza da contrapporre allo strapotere dei giannizzeri e degli azap, cfr. Shaw, 
Financial and Administrative Organization, op. cit., pp. 192-194. Va notato che il nostro A. non 
cita gli altri ocak istituzionali, vale a dire quelli dei gavus, dei gònullu e dei tufenkgi, truppe a 
cavallo originariamente irregolari, dotate di armi da fuoco, impegnati in primo luogo a 
contenere le scorribande dei beduini arabi e ad assicurare il buon funzionamento dei sistemi di 
irrigazione e della riscossione fiscale, cfr. MD Nu. 24, doc. 123, p. 342. 



300 



NICOLA M ELI S 



Già questi anni à dietro suo- / livano tenersi in Alessandria otto / 
Galere 1 armate di poi si calò al nume- / ro di cinque, et ora non sono rimaste / 
che tré, e di queste una sola ne stà ar- / mata perche l'altre due quando si / 
vogliono armare, è di mestiere far veni- / re de soldati che stanno nel Cairo, 
con / pigliarne qualcuno, anche dalle fortez- / ze di Alessandria. / 

Con questa poca gente il / Turco tiene à freno un Regno così / [grande] 
/ [f. 400] grande, e così Popolato, come è 'E- 7 gitto, mà vero è che non lo 
signoreg- / già à sua volontà, ne vi hà l'intiero / Dominio fuori che nel Cairo, 
et in Ales- / sandria, et in alcuni altri pochi luoghi, / dove stanno i soldati, 
perche / essendo tut- / to il resto dell'Egitto abitato da Mori 2 , / non 
domesticati punto cò Turchi, et alie- / nissimi da loro costumi, non può esse- 
/ re in modo alcuno ch'egli ne goda l'in- / tiero Dominio, e pacifico. Usa egli 
non- / dimeno quest' <arte>, che à certi capi gran- / di di essi gli dà titolo di 
sangiacco 3 , e li / dà provi gione, e mantenendosi i capi / in divotione si viene 
ancora à mante- / nere gl 'altri . / 

Questi capi di Arabi ch'egli / si mantiene dalla sua sono tré, uno / [f. 
400v] dimora di qua da quel Ramo del Ni- / lo che sbocca alla foce di 
Rossetto 4 , 1' / altro di là verso Damiata, e l'altro / otto giornate di sopra al 

Cairo nel pae- / se del < >, e ciascuno di questi avereb- / be seguito 

quando volesse di dodici in / quindici mila Cavalli, et il Turco si / tiene questi 
dal canto suo amici, non / perche si possa servire di essi, mà / perche 
pigliando essi la sua paga, / gli venga così à tenere pacifici, et / à freno. 



La galera, o galea, è il tipo di imbarcazione utilizzato nel Mediterraneo da tutte le flotte; si 
tratta di una nave dallo scafo lungo e leggero, fornita di remi, attrezzata con due o tre alberi 
dotati di vela latina, per approfondimenti, cfr. C. M. Cipolla, Vele e cannoni, Il Mulino, Bologna 
1999, pp. 43 ss. (traduz. it. di Guns and Sails in the Early Phase ofEuropean Expansion, 1400- 
1700, Collins Sons & Co., London 1966); per il caso specifico relativo all'uso della galera nella 
flotta ottomana, cfr. C. Imber, The Ottoman Empire, 1300-1650. The Structure of Power, 
Palgrave MacMillan, Basingstoke 2002, pp. 288-292. 
^ Le tribù arabe beduine. 

3 È il caso, per esempio, del distretto provinciale di Buhayra dove alla fine del sedicesimo 
secolo l'emiro ribelle Ahmad al-Àdilì fu formalmente nominato governatore locale. 
^ Rossetto, meglio nota in Europa come Rosetta, sta per Rasid, situata sulla riva 
occidentale del ramo occidentale del Nilo (lat. 31° 24' N., long. 30° 24' E.); è un antico centro 
che in epoca ottomana acquisisce particolare importanza dal punto di vista del commercio 
marittimo con la capitale e gli avamposti commerciali del Mar Egeo; questo porto è inserito 
nella Provincia dell'Arcipelago insieme ad Alessandria, cfr. 'Ali Pa§a Mubàrak, op. cit, XI, p. 
75; cfr. Maspero - Wiet, op. cit., pp. 173-191; A. Rocchetta, Peregrinatone di Terra Santa e 
d'altre provincie di Don Aquilante Rocchetta cavaliere del Santissimo Sepolcro nella quale si 
descrive distintamente quella di Cristo secondo gli Evangelisti, Palermo 1630, pp. 331-332. 



L'IMPORTANZA GEOSTR ATEGI C A DELL'EGITTO 301 



Spende il Turco delle en- / trate di questo Regno ogn'anno 1 nel / paese m/600 
zecchini 2 altri m/600 si fà / conto che ne rubbi il Bascià, e gl'ai- / tri 
Governatori, e Ministri del Re- / gno, e m/600 ne vanno del continuo ogn' / 
anno à lui in Costantinopoli per la / [Carova-] / [f. 401] 

Carovana apposta, che gli si manda / del mese di settembre 3 ; si che 
sono in tut- / to un Milione, e m/800 zecchini, che ri- / dotti à scudi d'oro 
nostri, sarebbono / ogni partita m/770, et tutta la somma / di —2310000, due 
milioni, e m/310, e qual- / cosa di più l'entrata del Rè dic<e/a>si, che / 
arrivono ad un Milione, e m/200 zecchini / m/900 in denari contanti, e m/300 
in biade; / in questo modo cioè, della <gravezza> / sopra i Cristiani del Paese 
m/80 delle / Dogane, e gabelle del mar rosso del / Cairo, e Mediterraneo 
m/420 l'affitto / de terreni dal Cairo in giù à danari / contanti m/400; e 
l'affitto de terreni / del Cairo in sù non à danari, mà è / ripposta di biada 
monta à m/300 zec- / chini con ciò sia che essendo tutti i / [f. 40 lv] terreni 
dell'Egitto del Rè secondo l'uso / antichissimo messoci da Giuseppe, che / gli 
comprò nel tempo di quella penu- / ria, che si legge nel Genesi, per il Rè / è 
restato ancora il medesimo uso, che / si paga da chi gli toglie à coltivare / il 
quinto, come del medesimo Giuseppe fu ordinato. / 

Viene < a> ch'io dica, stante / però che segua, e si mantenghi la 

guer- / ra d'Ungaria il modo che si potrebbe / tenere nella speditione della 
impre- / sa da questo Regno; <_> però dirò che / essendo ora il Turco 
occupato la che / essendo molto stretto, et avendo di là / molto che fare per le 
molte Rotte, che / hà ricevuto, et essendo ora molto scarso / di genti da guerra 
perche si sa anco / [per certo] / [f . 402] per certo, che in 14 anni, che è dura- / 



1 I bilanci dell'Egitto ottomano indicano, più precisamente, le entrate annuali (iràdàt), di circa 
sessantasei milioni di para (o midi, valuta in argento equivalente a quattro akce, pari a sedici 
grani di peso), corrispondenti a oltre un milione e seicentomila hasene (unità di conto in oro: 1 
hasene = 40 para); le uscite (masàrifàt) di circa quarantacinque milioni di para, pari a circa un 
milione di hasene. Nell'anno fiscale 1596-97 (1005-1006), oggetto di un importante studio di 
Stanford J. Shaw (The Budget of Ottoman Egypt, 1005-1006 I 1596-97, Mouton, The Hague- 
Paris 1968), le entrate furono pari a 66.080.476 para, pari a 1.652.011 hasene (pp. 22-23, 86- 
87); le uscite per l'Egitto, invece, furono pari a 44.702.421 para, equivalenti a 1.117.560 hasene 
(pp. 36-37, 118-119); ma - elemento forse più importante - è necessario aggiungere la quota da 
inviare ad Istanbul (irsaliye-i hazine), pari a 21.378.055 para, equivalenti a 534.451 hasene (pp. 
80-81, 202-203). 

2 Lo zecchino (cechino) è una moneta d'oro equivalente a centoventiquattro ducati d'argento; 
introdotta ufficialmente dal doge di Venezia Francesco Venier (1554-59), è un valuta 
particolarmente apprezzata per le transazioni internazionali anche nel Vicino oriente, dove è 
conosciuto con il nome di dhar mahbùb', nel 1595 ha un peso di 3,448 grammi, una purezza 
aurea nominale al 99,6% e reale al 98,3%. 

3 La data si riferisce al calendario solare copto, adottato dall'amministrazione ottomana per 
questioni fiscali, che inizia con il mese di tut. La corrispondenza con l'anno solare cattolico non 
è esatta per questioni di aggiustamento; all'epoca il primo di tut corrispondeva all'8 (nel 1595) e 
al 7 settembre (dal 1596 al 1598), cfr. S. J. Shaw, Budget, op. cit., p. 19, 208. 

4 II riferimento è alla Provincie dell'Alto Egitto, dove l'esazione non avveniva in contanti, ma 
in beni in natura. 



302 



NICOLA M ELI S 



ta la Guerra di Persia 1 , egli ci hà per- / duto oltre ad m/800 persone, essendoci 
/ di più avvisi, che quella guerra di nuo- / vo torna à suscitarsi, non è dubio 
eh' / egli in un medesimo tempo non potrà / là massime dove egli meno 
teme, cose / la Maestà Vostra vorrà fare questa / impresa <le> riuscirà con 
grandissima / facilità, ottanta Galee con ventimila / soldati, sono bastanti à 
poterla commo- / damente finire, et il modo è questo, / che partitasi questa 
picciola armata / da Messina anderà tutta insieme fino / alla vista 
d'Alessandria, la quale Città / è ora tutta rovinata, e distrutta; e / senza gente, e 
non hà dentro di se che un / [f. 402v] un piciolissimo angolo d'abitato, ne / 
altro le rimane di forma di Città, / che l'intiero circuito dell'antichissime / 
mura fatte da Alessandro, che la fon- / do, e hà essa due Porti 2 , uno della ban- / 
da di Levante, e venti Galee di ques- / ta Armata. Si trattenghino in alto, / fino 
che sia ben notte, non già che non / si possa far questo anco di giorno, mà / 
perche le genti, che si trovassino in / Alessandria non se ne fuggano prima / 
alla vista delle Galee, e non vada poi / nuova à Rossetto, e resti anche nota / 
quella Città, et all'arrivo poi colà / delle nostre genti si trovi tutta sgom- / 
bra, e disabitata, e le dette 20 Ga- / lee dietro à tyerra dalla parte di Ponen- / 
[te] / [f. 403] te della Città, la dove dalla detta / banda di Ponente comincia il 
Porto / à far sono; quivi smontino cinque / mila soldati, i quali nel silentio / 
della notte s'invieno alla volta del- / la Città per spatio non più lungo, / che di 
due miglia, dove venuti alle / mura benché trovino le porte serra- / te della 
Città potrannovi entrare non- / dimeno per molti luoghi di porta <fol-> / sa 
<turare> solo con pietre, e senza le- / gname, che à mano, ò con un calcio / di 
piede si possano mettere à terra, / che queste le hò vedute, e tentate io. / 
Entrati nella città troveranno / prima il disabitato, si lasci per la / banda dele 
Mura, che risponde à ter- / ra, divisi in quattro squadroni £00 / [f. 403v] 
soldati; delli altri 1200 s'avvicini- / no alla Fortezza del Porto Vec- /chio 3 , che 
è dalla banda di Ponente; / 500 ne restino al Popolato della cit- / ta, e altri 
2500 ne eschino di fuo- / ri dalla Porta, che và alla Mari- / na, al Porto che è 
dalla banda di / Levante e di questi cinquecento ne / restino alla Marina, e 2000 
ne vada- / no alla Fortezza della punta di den- / tro di detto Porto, che è la 
Fortezza maggiore. / 

La Fortezza del Porto Vec- / chio di Ponente non è che fatta in mo- / do 
di Torre, di mura molto deboli, / e non ci stanno che 40 soldati, e con / due, o 
tre pezzi di Cannone, che si / faccino. La mattina <venire> dalle Ga- / [lere] / 



La guerra di Persia inizia nel 1578 e finisce nel 1590, approfondimenti in B. Kutukoglu, "Les 
relation entre l'Empire Ottoman et l'Iran dans la seconde moitié du XVIe siècle", in Turcica, 6 
(1975), pp. 128-145. 

Ad Alessandria fin dall'antichità vi sono due porti principali separati dall'isola di Faro. 
3 Nel 1477 (882) il sultano mamelucco Qà'it Bey fa costruire un forte sulle rovine del vecchio 
faro, precedentemente distrutto da un terremoto. 



L'IMPORTANZA GEOSTRATEGICA DELL'EGITTO 303 



[f. 404] lere in quattro hore, se le genti che / ci stanno dentro non si 
arrenderanno / si butterà à terra, e di questa maniera assicuratosi più potranno 
le Galere / poi haver libero tutto il Porto; a ben- / che nelle Fortezze della 
punta di mez- / zo, che è il Faro antico 1 del Porto di / Levante ci siano in 
guardia 20jQ sol- / dati, perche non ci è terra piene, et è in / un luogo, che da 
certo terreno rilevato / si può commodamente battere in meno / di tre, ò 
quattro giorni se ne verrà al / medesimo, et un'altra Fortezza che è / alla punta 
di Levante dalla parte di / fuori di detto Porto fata molto rozza- / mente, dove 
non stanno, che 2Q solda- / ti essendole sopra à tiro d'Archibuso, / non che di 
Cannone; la Chiesa di Santo / [f. 404v] Giorgio fuor delle mura, non potrà / 
far resistenza più della prima del / Porto Vecchio; In questo modo in / una 
notte ci faremo padroni del- / la Città nel primo giorno della pri- / ma 
Fortezza, e del Porto, et in tre, / ò in quattro altri giorni della fortezza, / et in 
conseguenza distrutta la chiave / del luogo più importante di tutto / l'Egitto. 
Queste genti voglio io puoi / che <v>i restino tutte in Alessandria / più difesa 
della Città, e de Porti. Le altre sessanta Galere piglia- / ta la vista Alessandria 
se ne vadi- / no più in là verso Levante per lo / spatio di Li miglia, e 
<scuoprino> la / Fortezza, e la terra di Bicchieri 2 , / e tenghinsi in alto fino à 
notte, e / [poi] / [f. 405] poi mettano à terra cinque miglia / più là di detta 
terra, smontino le / genti, e di esse mille ne vadino à pi- / gliare detta terra, e 
la fortezza di / essa, dove non stanno che 40. soldati / che con due Cannoni 
delle Galere in / quattro ore da luogo rilevato, che le / stà di sopra la 
butteranno à terra, e / la Galera se n'entreranno sotto di essa / nel Porto, ò 
anderannosene in Alessan- / dria m/14 soldati subito smontati così / di notte 
senza perder tempo, se ne pi- / gliano la strada per terra per la Ma- / rina alla 
volta di Rossetto, che non è / lontano da là, che .X. ò vero 15 miglia, / et è 
viaggio, che in quattr'ore si fa; sul- / l'alba arriveranno là, quando sono / 
presso alla Città dividansi in tre parti, / [f. 405v] e vadino ad essa dilargati, 
che la / circondano tutta, che gente che non po- / trà fuggirne, e detta Città 
senza Mu- / ra, et alla Riviera del Nilo, e sen- / za aduoperare spada se ne potrà 
/ l'uomo far signore perche non ci stà / niun soldato, et occupato ques- / to 
luogo tengasi per fermo, che sarà / la guerra poco meno che finita, per- / che 
in questa Città si troverà una / infinità di Vascelli, e di biada, e di / mercantie 

1 È il sultano mamelucco Qàlawun (1365/767), o forse Nàsir Muhammad ibn » a 
stabilire la costruzione di un nuovo faro sul porto orientale, assegnato ai cristiani per via della 
sua difficile navigabilità rispetto al porto occidentale, assegnato ai musulmani. 

2 Si tratta della località di Abuqir, che si trova sulla costa mediterranea a ventitré chilometri ad 
oriente di Alessandria, in direzione di Rasid. Per un esempio di . deformazione del tor^nimo 
simile, vedasi il testo del viaggiatore francese Carher de Pinon che nel 1579 pa ria di B.ckier 
(cfr. C. de Pinon, op. cit., p. 167) o, ancora, il londinese Lawrence Aldersey nel 1581 scrive 
Bichier (cfr. R. Hakluyt, The Second Volume ofthe Principali ^f a ^\l% a ^ s :^f^ t 
and Discoveries ofthe English Nation Mode by Sea or Over Land, to the South and South- East 
Patrs ofthe World, London 1599, p. 49). 



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NICOLA MELI S 



d'ogni sorte, e di qua si / potrà provedere di frumento Ales- / sandria, e tutto 
l'essercitio perche / ci troveranno granij, e biada, dove / à quello, che bisogna 
all'abitanti da / poter bastare per un anno à m/60 per- / sone, e più. / [Di là] / 
[f. 406] Di là dal fiume quattro, ò / cinque miglia all'ingiù dove il Nilo / entra 
in Mare, e la fortezza dove / stanno in guardia 4Q soldati per di- / fesa di quella 
foce potrannosi di subi -/ to far passare là, mille soldati con qual- / che pezzo 
d'artigliaria, e combatterla, e / benché qui si fosse per fare qualche po- / co di 
difesa per essere il luogo avenoso / et alquanto scommodo à nostri, e e si fus 
-/ se per avere qualche difficoltà forze / dagl'assalti degl'Arabi, nondimeno / 
con la pazienza de pochi giorni essen- / do in Rosetto grandissima quantità / di 
botte da potersene servire all'uso / dell'artigliaria, et essendo detta Fortez- / za 
quasi di nulla prò veduta, e non vi / si tenendo ne monitioni, ne provedimenti / 
[f. 406v] necessarij per non farne troppo conto / il Signore, e per non aver 
gl'Arabi / che venissero altro che zagaglie, e pa- / ventando altre misura 
gl'Archibusi, / e per essere il luogo avenoso mal'atto / all'uso de loro Cavalli, 
tosto se ne ver- / rà à fine, ò à patto, ò à forza rovinan- / dola tutta, non 
essendo le mura d'es- / sa altro che ordinarie, e fatte con non / più diligenza di 
fortificazione di / quelle delle Fortezze d'Alessandria, che impor- / tano più. 
Due mila soldati, e non più / basteranno nel medesimo tempo à far- / si 
Signori del più bello, e più popolato / Paese di tutto il Regno; e di maggior 
im- / portanza, che tutto il resto, che è quel- / lo, che si disse già propriamente 
l'Egit- / to, et è compreso in forma triangolare / [da i ] / [f. 407] da i due rami 
del Nilo di Rossetto, cioè / a Di Damiata, e resta Isola per la / divisione di 
detto fiume, et è quello / che gl'antichi chiamavano la delta 1 ab- / 
bondantissimo d'ogni sorte di biade e / di animali, e della grassezza del quale / 
mangia tutto il Regno, e ne và fuori grandissima parte./ 

In quella Isola non stanno / soldati, e senza adoperare spada sa n'averà il 
libero dominio, e qualche / picciola invasione di pochi Arabi, che / potesse 
venire, non è da stimarla, si / perche sarebbe il numero picciolo, come / per la 
ragione detta, che per molti / anco, che fossero non potrebbono stare / 
all'incontro de colpi de nostri Archi- / bugi, e due mila altri soldati, che se ne 
/ [f. 407v] passassero di la dà quel ramo del Nilo / alla Città, e fortezza di 
Damata [sic] / con pochissimo travaglio il medesimo / farebbono d'esse che 
avrebbono fatto / gl'altri di Rossetto, e della fortezza sua, e farebbonsi padroni 
anche de / Regni, che vi travarebbono colà, e per / conseguenza Signori del 
fiume, e dell' / una, e dell'altra parte, et in questo men- / tre il resto 
dell'esercito potrebbe fare /le provisioni necessarie di tutti i bisogni, / che 



1 I due principali bracci del Nilo nel Delta cominciano a circa venti chilometri a Nord di Fustàt 
e danno origine ad un gran numero di ramificazioni intercomunicanti con dei canali e sfocianti, 
per lo più, nelle varie lagune del litorale. 



L'IMPORTANZA GEOSTR ATEGI C A DELL'EGITTO 305 

fossero di mestiero per la speditione / della guerra, e di quello che si averà / à 
fare appresso, bisognerà nondimeno / frà tanto alle Ville degl'Arabi non / far 
dispiacere alcuno, a le robbe, che / se pigliassero da loro pagarle molto / bene, 
et usar con essi con la buona, e / [con] / [f . 408] con piacevolezza, e trattar col 
Capo lo- / ro, che stà di qua dal Ramo di Rossetto, / amicitia, e 
confederatione, et assicu- / rarli, che si è ito colà non contro di lo- / ro, mà 
contra de Turchi, la quale / Natione, e da essi molto più odiata, / che non è da 
noi 1 , et à quali sono e per / natura, e per volontà per li dispiace- / ri, e mal 
portamenti che non hanno odio- / sissimi nemici, e non è da dubitare, / che 
non si ottenga da essi Arabi quan- / to si desidera, e tanti ne verrebbono / dal 
canto nostro, quanto se ne voles-/se, e di questo non occorre farne mag- / gior 
prova, se non che può bastare 1' / esperienza, che se n'è avuti questi po- / chi 
anni passati nella sollevatone / fatta da loro contra Turchi in Tripoli / [f. 
408v] di Barberia 2 con tanta ferocità, e i soc- / corsi chiesti à Cristiani, et i 
trattamen- / ti, e le promesse fatte à Cavalieri di / Santo Giovanni 3 , e per 
essere il paese / distinto per governo, sono nondimeno / le genti tutte d'una 
medesima natura, e di un medesimo volere. / 

Mentre queste cose si faran- / no, si andarà ancora avanzando il tem- / 
po, e levando difficoltà, e facilitandosi / l'impresa in questa maniera, che mil- 
/ le soldati basteranno in 2L, ò li. gior- / nate, scorrere la Riviera del Nilo / 
della banda di quà, sin sotto il Cairo e ridurre à nostra divotione quelle / 
Villette, che sono nella sponda di det- / to fiume 4 ./ 

Nel che s'hà d'avvertire questo / [che] / [f . 409] che la dove poco sotto 
alla Città et / Isola di <fra> hà principio il Calesse, ò / fosso del Nilo, che 
viene ad Alessan- / dria, e in luogo alquanto rilevato / un picciolo borgo , e 
questo è di gran- / de importanza, che si fortifichi, et / in pochi giorni se ne 
verrà à fine e / facendo un Ponte di legname là dove / l'acqua entra al detto 
fosso, abbrac- / eia questo luogo parte dell'una spon- / da, e dell'altra, e vi 
si lasciano 2QQ/ soldati per guardia con sei, overo/ otto pezzi d'artigliaria, e 

1 L'epoca di cui ci occupiamo vede diverse parti dell'Egitto tribolate dalle continue turbolenze 
dei beduini arabi; per esempio, è il caso delle popolazioni della zona dei distretti provinciali di 
Buhayra e di Terràna (il cui capoluogo omonimo è situato sulla riva occidentale del ramo 
nilotico di Rosetta, a cinque giorni da Alessandria) fino ai confini con la regione libica, clr. 
Maspero - Wiet, op. cit., pp. 175-191. 

2 ÈTaràbulus al-Garb, l'odierna Tripoli di Libia, situata al 32° 54' N. e 13° 11 E.; per 
approfondimenti, cfr. E. Rossi, Storia di Tripoli e della Tripolitania dalla conquista araba al 
79ii,I.P.O., Roma 1968. 

3 Si tratta dell'ennesimo tentativo attuato dai Cavalieri Ospedalieri dell'Ordine di San Giovanni 
(meglio conosciuti come Cavalieri di Malta) di reinsediarsi nella citta di Tripoli, dopo la 
capitolazione di fronte all'assedio ottomano del 14 agosto 1551, trent anni dopo 1 ^^dio ^ 
Rodi, terminato anche questo con una capitolazione; cfr. idem, Storia della Marina dell Ordine 
di S. Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta, Soc. Edit. D'Arte Illustrata, Roma 1926. 

4 Evliya gelebi, op. cit., pp.7 16-730. 

5 Per delle descrizioni più o meno coeve delle località di Alessandria, cfr. Evliya Celebi, op. 
cit., cap. 65; H. Castella, op. cit, pp. 133, 650-660. 



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NICOLA MELIS 



questo per- / che dovendosi mantenere la Città, e le Fortezze d'Alessandria, 
non se- / gua disordine poi che siano vietate 1' / acqua, che vi <v>anno per 
dett<o> <Calese> trovandolo i nemici, a se pane quest' / [f. 409v] acque 
hanno il corso di 60 miglia, / e per dentro per molti diverticoli, si / possono 
senza difficoltà impedire / se noi saremo Signori della bocca / del detto fosso, 
non ne potremo teme- / re, perche gl'Arabi, che dimorano / in dentro non 
sarebbono mai per far- / lo perche essendo poi Signori di detta / bocca potremo 
impedire l'acqua à / loro, et essi non l'averebbono da be- / re, ne per loro, ne 
per li loro bestia-/mi, ne acqua per gl'altri loro biso- / gni, e resterebbono 
incolti tutti i loro / terreni, e questa sarà causa di tener- / li non solo à freno, 
ma anco dalla banda nostra ci serviranno in tutto quello che avrà loro 
commandato. / 

Trà tanto si potrà mandare / [persone] / [f. 410] persone accompagnate 
da alcuni / di questi Arabi confidenti per terra / nel Paese di Galliddi sopra il 
Cairo / otto giornate à sollecitare quel caso / degli Arabi, che stà nella città di 
Girge 1 / a far seco amicitia, et insieme à muo- / vere Cristiani, che dimorano 
in / quel paese, che sono in grandissimo nu- / mero, e non è dubio che non si 
muovan su- / bito, e di questi Cristiani solamente si / potrà aver dieci, ò 
dodici mila, e farli / venire all'ingiù verso il Cairo, e fare / impedire da loro 
tutte le biade, e bes- / tiami, che di giorno in giorno venne colà / per suo 
mantenimento, e pigliare i / passi per terra, et impedire la navi- / gatione del 
fiume, e questo fatto ten- / gasi il Cairo affamato e preso e per / [f. 410v] 
maggior sicurtà poi non già che sia / di gran necessità il farlo, faccino tr<e> / 
luoghi forti, colà dove si divide il / Nilo, e <con i no> à fare la Delta i / Rami 
di Rosette e Damiata, uno nel- / la punta dell'isola, e gl'altri due dall' / una e 
dall'altra banda di detti rami / per assicurarsi molto più et essere / Signori in 
tutto, e per tutto di esso fiu- / me e 150 soldati con i pezzi d'arti- / gliaria 
saranno d'avantaggio; fatte / che saranno tutte queste cose biso- / gna pensare 
al fine della guerra / ch'è il farsi padrone della Città / del Cairo, la quale 
benché sia piena d'abitanti et asconda dentro di se un / numero infinito di 
persone non ne Hà / farne caso perche in essa non ci sono / [soldati] / [f. 41 1] 
soldati, et uomini da guerra, tutti so- / no gentaccia, e mercanti, e persone / di 
negotij, e i Turchi che vi sono, sono / molti pochi, e arme non vi sono che / 
per loro, et alla prima nuova tutti si trovarebbono a farsi fuori nel Castel- / lo, 



Òirga è il toponimo di una città e di una Provincia dell'Alto Egitto; la città sorse alla fine del 
XIV secolo (Vili) e divenne il principale centro della tribù di origine tunisina dei Banu 
Hawwàra; nel marzo 1576 (dhù 1-higga 983), a seguito di una riorganizzazione politico- 
ammimstrativa e militare del territorio, il loro ruolo ne uscì ridimensionato, cfr. 'Ali Pasa 

Ml £ à /r? k ' ? P ' Cit " X ' pp * 53 ' 55; J * C: Garcin > " Émirs Hawwàras er Beys de Òirga aux XVIe 
f 1 f V ÌJf siteles'', mAnnalesJslamologiques, 12 (1974), pp.245-255. Sull'effettiva costituzione 
in ka§iflik del territorio di Girga, cfr. Holt, Egypt and..., op. cit., p. 51; V. L. Menage "The 
Ottomans and Nubia in the sixteenth century", in Annales Islamologiques, XXIV (1988) p 140 



L'IMPORTANZA GEOSTR ATEGI C A DELL'EGITTO 



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e nella fortezza di detta Città. Ot- / tocento soldati faccino prima venire / dalla 
terra di Bicchieri, e questi res- / tino alla guardia da / Rossetto, e 2000 / altri si 
facciano venire di quei quattro / mila ch'erano nell'isola di là dà Rossetto, et à 
Damiata, et uniscansi / col resto delle genti, e restino gl'altri / divisi per il 
paese à compagnie secon- / do che il bisogno richiederà, et il nume- / ro di 
tutto l'esercito venga ad essere / di m/12 persone. Questi mossi da Ros- / [f. 
411/v.] setto, per terra m/.X. di loro si potranno / unire con gl'Arabi amici et 
andar- / sene longo il fiume al insù fino all' / incontro del Cairo, et altri 
m/2000 1 sù i / legni per il fiume, sempre gl'uni / à vista degl'altri, dico m/2 
sù i legni / in modo che in essi legni ci siano molte / poche persone, 
accioche, quando bisogne- / rà tagliare l'Esercito, si possa con due, / ò tre 
volte farlo passare all'altra banda. / 

È posto il Cairo in una pia- / nura di là del Nilo sotto un Monte 2 , / che 
d'alquanto lontano accerchiando- / lo, viene à farne quasi forma di una mezza 
Luna, et alla punta del Monte; / che è tagliato di dietro, e resta in se stes- / so 
quasi Isola, e il Castello, e la Fortezza, / [et è il ] / [f. 412] et è il Cairo 
lontano dal fiume più / di due miglia, trà alla proda di es- / so fiume è un 
grandissimo Borgo tan- / to quanto sarebbe una buona e gros- / sa Città, che 

10 chiamano Balacco 3 , e / due miglia più in su ad esso Borgo, al- / la Riviera 
pur del fiume sono le abi- / tationi del Cairo Vecchio 4 , e forse l'antica 
Menfi 5 . / 

Questi due luoghi bisogna / occuparli perche saranno di molta / 
importanza all'impresa conciosia che occupando essi si torrà alla Città i Por- / 
ti, et i ricettacoli de Vascelli che fus- / sero per avventura, e per venire / dal 
<_heo>, e dalle contrade dall'in sù / del Cairo per il corso del Nilo. / 

In questi due luoghi non sono / [f. 412v] ne Fortezze ne Castelli, ne 
Soldati, e / poco contrasto ci si troverà, e sepure / alla nuova delle nostre genti 

11 voles- / sero <guattire?>, non potrebbono in ogni /modo farlo, se non 
volessero lasciare / in abbandono, e fornita la fortezza, / et il Castello del 
Cairo, che sarebbe una / espressa pazzia, essendo quel luogo Fui- / tima 
speranza della loro salute. / 



1 Forse l'autore intendeva scrivere duemila, non "m/2000", che significa duemila migliaia; 
d'altronde, nella riga successiva ribadisce la cifra dicendo "m/2", cioè duemila. 
^ Si tratta del monte Muqattam. 

Bùlàq è un piccolo centro vicinissimo al Cairo con un porto sul Nilo molto trafficato, 
soprattutto nel commercio con il Basso Egitto. È separato dal Cairo da un canale fatto costruire 
dal sultano mamelucco Muhmmad ibn Qalàwun Tanno 1325 (725). In epoca ottomana 
diviene il porto principale del Cairo; cfr. Evliya (Jelebi, op. cit., pp. 291-295; J. C. 
Tayfel, op. cit., p. 14. 

4 È Misr al-'Atìqa (al-Qadàma), l'antico quartiere situato tra la Moschea di 'Amr e la riva 
destra del Nilo. 

^ Antica città sorta a circa trenta chilometri a sud del Cairo, poco giù del Delta, nel punto di 
congiunzione tra Alto e Basso Egitto; a partire dalla conquista araba, servì come cava di pietra 
per la costruzione di al-Fustàt e del Cairo. 



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NICOLA M ELI S 



Quivi si potrà fermare l'eser- / cito et andar parte di esso alla volta / 
della Città, che trovandolo senza mura, / e senza difesa à prima gionta se ne / 
faranno Signori. Quei Turchi, e quei / pochi soldati che si saranno trovati nel / 
Cairo se ne saranno iti tutti alla For- / tezza, che è da un certo canto fuori / 
della Città. A questa Fortezza và / [per lo] / [f. 413] per lo spatio di otto 
miglia in acque- / dotto dal Nilo del Cairo Vecchio, alto / fatto ad archi sopra 
terra, e questo / acquedotto occupato che sarà il Cairo / Vecchio, senza manco 
restarà inutile à / nemici, i quali ridotti colà in qual- / che numero più che 
ordinario non bas- / tarà loro che per pochissimi giorni / l'acqua, che per 
avventura si trovas- / sero nelle conserve di essa Fortezza, / e venendo à patire 
converrà loro ven- / dersi ò voglino, ò nò, et in questo mentre / ponendoli 
l'assedio intorno batterlo dal- / la Longa di sopra quel Monte, che / li è di 
dietro, e le stà come si dice à ca- / valiere, ò à forza, ò à patti questa / Fortezza 
si prenderà in meno di J5 gior- / ni e pigliata essa tutto l'Egitto è ormai / [f. 
41 3v] preso e soggiogato. / 

Tutto il resto poi del Regno so- / no Ville, e piccoli Borghi senza mura 
/ e senza soldati, e fatti i nostri Signori / del Cairo, e della sua Fortezza non / 
restarà più niuna difficoltà, e pochis- / simi soldati, che si mandassero à soc- / 
correre il Paese, non come combatten- / ti, mà come amici, et antichi padroni, 
/ saranno in ogni luogo ricevuti, e dato / loro il possesso, et il dominio per 
tutto / libero, e pacifico, sicché dal giorno della / prima smontata in terra, fino 
à ques- / to tempo non ci sarà passato lo spatio / di due, ò di tre mesi al più 
lungo che po- / tesse essere. / 

La facilità e la presta espe- / ditione di quest'impresa, è tale quale / [io 
la] / [f. 414] io la descrivo alla Maestà Vostra, / e dal primo apparecchio 
all'ulti- / mo fine di essa, facendo anche il con- / to non sottile, ma alquanto 
vantag- / gioso meno di m/600 scudi saranno bas- / tanti, et più che à 
suffitienza. / 

Il mantenere poi il Paese / contro gl'assalti, e muovimenti del / 
nemico, che per avventura per qua- / lunque occorrente occasione fosse- / ro 
per avvenire, pare à me sicuro / in modo che mantenendoci m/20 soldati / non 
si potrà temere da parte niuna / conciosiache tenendo il presidio in Ales- / 
sandria, e nelle sue fortezze, fa- / cendoci di più nella punta di den- / tro del 
Porto di Ponente sù quelle / secche, che si reggono un picciolo forte / [f. 
414v] et in Bicchieri, et in tutta la focie / del Nilo sarà sicura tutta la par- / te 
marittima, non restando altro- / ve, che nude spiaggie, e per molte / miglia 
tutte di terreno avenoso e / senza acqua, e in ogni smontata / di gente nemiche, 
pochi de nostri / soldati farebbono grandissima oc- / casione di esse, 
et opprimerebbonle / in modo, che anima viva non ne / scamparebbe. / 



L'IMPORTANZA GEOS TR ATEGI C A DELL'EGITTO 309 



Dalla parte di Ponen- / te, perche di là il Turco non hà forze, / e non vi 
sono che larghissimi diserti / non si può temere. / 

Mà se egli si movesse dalla / banda di Levante di donde assaltò / Selim 
il Paese al tempo de Mamalucchi / [perche] / [f. 415] perche prima si hà da 
passare il / deserto di Gaza di quattro, ò cinque / giornate di cammino, andando 
non più / che m/10 soldati loro, all'incontro all' / uscire dal deserto armati di 
Archibugi / con bastante numero d'Artigliarie, ac- / comodate su le Carrette, 
potranno dis- / truggere con poco contrasto più m/60 de / nemici, che stanchi 
e dal viaggio e dal / patimento, e loro, et i Cavalli, che aves- / sero, e male in 
ordine, e male accomoda- / ti à far fazzione non potrebbono resis- / tere à i 
freschi loro assalti, et agl'ordi- / narij loro apparecchj. Ne perche po- / tendosi 
ben difendere questo Regno dal- / le forze esterne, si hà poi da temere / delle 
interne cospirationi, e sollevatio- / ni de Mori, e degl'Arabi; si perche m/20 / 
[f. 415v] soldati saranno da vantaggio à tener- / li à freno, come fà ora il Turco 
con / minor numero, come ancora per la / numerosa, e gagliarda parte, che / ci 
si averà di dentro di Cristiani del / Paese, che oggidì arrivano al numero / di 
m/300 persone da portar armi. / 

Segue à queste cose la con- / sideratione del danno, che si fareb- / be al 
nemico, il quale cavando fran- / co ogn'anno da questo Regno presso / ad un 
milione d'oro, venendone privo, / ne averebbe notabile perdita, oltre / di che 
venendo il Paese in mano de Cris- / tiani, vi vieterebbono le tratte delle / 
biade, e ne ventirebbe grandissimo dan- / no di esse, conciosia che ogn'anno si 
fà / conto, che dove à cento Navi di portata / [di] / [f. 416] m/150 salme ne 
vadino cariche in Costan- / tinopoli, et in particolare i Risi, che / si mangiano 
in quella Citta, et in gran / parte del suo territorio, e nell'eser- / cito adesso 
dell'Ungheria vanno so- / lamente dall'Egitto, e Cascio, e Fuc- / cari, et altre 
molte cose che non sono / così necessarie al mantenimento del- / la vita 
umana, che pure da questo / Regno ne vanno là in grandissima copia 1 . / 

Et in caso di volerlo più strin- / gere con dargli addosso con maggior / 
sforzo, è il Paese così commodo ad assai- / tare la Palestina, e la Soria, che 
nul- / la più, e vedendo quei Cristiani di là / farsi noi Signori dell'Egitto, da se 
stes- / si si rivoltarebbono senza punto aspettare / [f. 416v] ne altra occasione, 
ne altro invito, / e potrebbono essi facilmente farlo / si perche sono in numero 
grande, come / che gran parte di loro, e quei massi- / me (?), che abitano in 

* Quello del blocco degli approvvigionamenti provenienti dall'Egitto per la capitale e per il 
fronte ungherese era in quegli anni un tema ricorrente; un esempio è fornito dal già citato 
epistolario di Filippo Pigafetta, il quale scriveva: «La caravana s'aspetta d'Egitto con biscotti, 
grani, legumi e altre vittuaglie e polvere e munizioni per le bombarde, scompagnata dalle 
guardie delle galee; e chi gliene togliesse, fuor di dubbio non potrebbe menar guerra 
quest'anno, trovandosi la Tracia e la Bulgaria e la Servia e la Macedonia e la Grecia e tutte le 
circostanti regioni quasi distrutte dalla guerra passata, non essendo rimasa né anco la semenza 
da seminare a' miseri contadini», "Lettera al Vinta, di Venezia, 24 maggio 1597", conservata 
all'ASF, filza 1231, ce. 88-89v., trascritta in F. Pigafetta, op. cit., voi II, p. 175. 



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NICOLA MELI S 



Molte Libano, et / Antelibano detti Drusi 1 sono armati, / e sogliono spesso 
trovarsi alle mani / cò Turchi, da quali fino al dì d'oggi / non sono stati à 
pieno soggiogati 2 . / 

Preso l'Egitto ne viene anco / per conseguenza presa ancora tutta / 
l'Arabia, e tutto il Iamin 3 fino all' / ultima foce del Mar Rosso che mante- / 
nendosi quei Paesi con le forze dell' / Egitto, restando il Turco privo di essi, / 
non essendoci via di passaggio per al- / tra banda, anche quelle parti verrebbo- 
/ no à restare in mano del vincitore, e spian- / [tarebbesi] / [f. 417] tarebbosi 
[Sic] à fatto quella abominevole / pianta della Casa della Mecca, che / alleva, e 
mantiene per tutto il Mon- / do cotanti nemici del nome di Cristo 4 . / 

L'utile, et il commodo che / sarà per cavarsene è da se stesso e- / 
vidente, e chiaro, e questo solo basta / à dire, che volendo far progresso diguer- 
[Sic] I ra in Levante senza metter mano alle / cose d'Europa, con l'entrare di là 
si / verrà à tale; che si potrebbe tenere in / piedi almeno m/40 Combattenti; 
doveche / in tempo di pace se ne potrebbono / ogn'anno mettere in avanzo 
grandis- / sima quantità di denaro. / 

Verrebbe dunque la Maestà / Vostra in questo modo fatto Signore dell' / 
Egitto, dell'Arabia, ad unire anessa/ [f. 417v ] insieme con questi Regni 
li Stati di Ormus 5 , e dell'India; et avere in man / sua tutte le Ricchezze, che si 



Vi era una differenza piuttosto marcata tra la parte più a settentrione dell'area libanese, 
denominata Kisrawàn e abitata da popolazioni cristiane maronite, e le parti meridionali, 
chiamate Suf e Garb, in prevalenza druse e governate dalla dinastia dei Ma'n; in 
particolare, nell'ultima parte del XVI secolo e fino alla prima metà del XVII, il regnante 
era il bellicoso amìr Fakhr al-Dìn, nipote dell'omonimo amìr che aveva governato durante 
il sultanato di Suleyman e celebre in Italia per avere vissuto cinque anni a Firenze (1613-18), 
ospite del Granduca Cosimo II de Medici. 

2 Fino al 1584 vi era stato un sostanziale equilibrio pacifico tra le autorità ottomane e i poteri 
locali, ma nel 1584 in territorio libanese, presso Òùn 'Akkàr, vi fu una aggressione drusa alla 
spedizione egiziana del tributo con conseguente missione punitiva del wàli d'Egitto, che 
causò una sonora sconfitta ai Drusi. L'amìr Qurqumàz (Korkmaz) Ma'n, padre di Fakhr al- 
Dìn, morì nel corso della ritirata. All'epoca in cui la presente relazione fu scritta i Ma'nidi si 
erano ampiamente ripresi dalla sconfitta, cfr. P. M. Holt, op. cit., pp. 113 ss. 

Una buona sintesi della storia del Yemen ottomano in Mustafa Salini, Al-fath al-'uthmàni al- 
awwal li l-Yaman , al-Qàhira 1969. 

4 Si tratta della ripresa di un tema caro ai portoghesi e sempre presente nella pubblicistica (ma 
anche nella strategia) a cavallo tra XV e XVI secolo: la distruzione della Mecca, possibilmente 
con l'ausilio abissino; cfr.per esempio, J.-L. Bacqué-Grammont - A. Kroell, Mamlouks, 
OeSemans et Portugais en mer Rouge. L'affaire de Djedda en 1517, Supplément aux "Annales 
Islamologiques", Cahier 12, Il Cairo 1988; E. Sanceau, "Urna narrativa da expedicào de 1541 
ao Mar Roxo", in Studia, 9 (1962); D. Do Couto, Tratado dos feitos de Vasco da Gama e seus 
filhos na India, organizacào de J. M. Azevedo e Silva - J. Marinho dos Santos, Cosmos, Lisboa 
1998. 

5 Hurmuz è ben nota ai Vecchietti, uno dei quali, Giovanni Battista, vi è stato qualche anno 
prima di questa relazione, cfr. U. Tucci, "Una relazione...", op. cit., pp. 158-160. Ad Occidente 
il commercio da e per l'India passava per due vie marittime consolidate: una passante per i 
porti di Cairo e Alessandria, attraverso il Mar Rosso; l'altra passante per i porti di Basra e 
Bagdad, attraverso il Golfo Persico. Proprio su questa ultima rotta, la città-emporio di Hurmuz 
aveva assunto le proporzioni di un impero marittimo in miniatura che richiamava un gran 
numero di indiani sia a Hurmuz che a Musqat; cfr. L. Lockhart, "Hurmuz", EI2; G. Balbi, 
Viaggio dell'Indie Orientali, C. Borgominieri, Venetia 1590, pp. 47 ss. 



L'IMPORTANZA GEOSTR ATEGI C A DELL'EGITTO 311 



conducano / per la Navigatione del Mar Rosso, e / dell'Eufrate, e dove ora se 
ne fanno / ricche e potenti le nationi straniere, / et i Venetiani dare aiuto, e 
facoltà / di tirarne grandissima commodità al- / le genti sue, che stanno sotto 
il domi-nio de suoi Regni d'Italia. Ne con / tutto ciò sarà tale questo proprio 
be- / neficio che debba andare avanti all' / utile universale, et al commodo; che 
/ in altri suoi membri ne sentirebbe / la Religione di Cristo, perche essendo 
spo- / gliato il Turco dell'Egitto, e dell'Arabia, / vi restarebbe libero, e sicuro 
tutto quel / territorio dell'Etiopia 1 , che è posto lungo / [la costa] / [f. 418] la 
costa del Mar Rosso, e ci si aprireb- / be l'entrata, et il commercio, e dove / da 
settantanni in quà i Popoli della / Nubia 2 , che erano prima Cristiani, / si son 
fatti seguaci della falsa setta di / Maometto 3 , venendo l'Egitto in mano / 
nostra, con la fresca rimembranza della / Legge Evangelica, della quale / ne 
tengono ancora in parte qualche / segno, senza fallo di nuovo tornarebbo- / no 
à riconciliarsi, e quindi à convertir- / si anco dalla Pentilità, tutto il Regno / di 
Fungi 4 , che è in mezzo alla Nubia /, et alla Etiopia. / 



1 Anche in questo punto sembra riecheggiare uno dei temi preferiti della propaganda 
portoghese cristiana, anti-islamica e anti -ottomana: il mitico regno cristiano di Prete Gianni. 
Sembra che Filippo II, re di Spagna, ma anche di Portogallo in quegli anni, sia stato conquistato 
(tardivamente) dall'idea di arrivare in Abissinia, anche se i Portoghesi erano ormai venuti 
ampiamente a conoscenza del fatto che quello di Prete Gianni non era poi quel meraviglioso 
regno della leggenda; cfr. C. F. Beckingham, "The Achievements of Prester John", An 
Inaugurai Lecture at the School of Orientai and African Studies, in idem, Between Islam and 
Christendom, Collected Studies Series, Variorum Reprints^London 1983, pp.3-24; J. Aubin, "Le 
Prètre Jean devant la censure portugaise", in Bulletin des Etudes Portugaises et Brésiliennes, 44 
(1983), pp.33-57; D. De Góis, Opùscolos históricos, Civilizacào, Porto 1945, pp. 133 ss. 
^ Per una buona descrizione della Nubia ottomana nel XVI secolo, cfr. V. L. Ménage, op. cit. 

3 II riferimento è alla conquista mamelucca del regno cristiano della Nubia nel 1276 (674) da 
parte di Baybars al-Bunduqdàrì; fino ad allora la Nubia era rimasta cristiana e semi-autonoma 
grazie ad uno speciale accordo che prevedeva il pagamento all'autorità islamica di un tributo 
denominato baqt, concluso, secondo la tradizione storiografica e giuridica (Sàfi'ita), tra 'Abd 
Allah ibn Abù Sarh, comandante dell'esercito arabo, e il governatore della Nubia 
nell'aprile/maggio 652 d.C. (ramadàn 31), cfr. C. H. Becker, "bakt", EI 1 ; F. L0kkegaard, 
"bakt", EI 2 . 

4 II regno dei Fung sorse nel XVI secolo, nel corso del quale essi riuscirono ad estendere la 
loro sovranità sull'area che si situa oltre la Gazira, fino a Kordofàn, a occidente del Nilo 
Bianco; in questi anni è re dei Funsunsa I, che verrà poi deposto nel 1611-12 (1020); lo 
scontro tra Ottomani e Fung riguardò la Nubia, l'Alto Egitto ma, soprattutto, Suwakin, cfr. P. M. 
Holt, A History of the Sudan; S. J. Trimingham, Islam in the Sudan, F. Cass, London 1965.